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La Procura di Trapani indaga sul candidato al Nobel: «Favoreggiamento dell'immigrazione»

Il prete eritreo Mussie Zerai iscritto sul registro degli indagati. Lui: «In passato - osserva -, ricevevo moltissime telefonate ogni giorno. Oggi ne ricevo molte meno. Non saprei dire perché. So solo che io mi sono sempre mosso in buona fede per aiutare chi si trovava in pericolo. L’obiettivo è sempre stato umanitario. Nulla di più»

La Procura di Trapani indaga sul candidato al Nobel: «Favoreggiamento dell'immigrazione»

Ora è ufficiale: la procura della Repubblica di Trapani sta indagando su padre Mussie Zerai, il sacerdote eritreo che, da anni, lavora con la sua Agenzia Habeshia per salvare i migranti che cercano di attraversare il Canale di Sicilia, e per questo nel 2015 è stato candidato al Nobel per la Pace. Il fascicolo è stato aperto il 24 novembre scorso, e l’ipotesi di reato è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

«La cosa curiosa - spiega don Zerai, citato dal sito della rivista Africa - è che nonostante le indagini siano iniziate più di otto mesi fa, io l’ho saputo solo ieri. Voglio andare a fondo di questa vicenda. Anche per questo motivo sono rientrato a Roma dall’Etiopia dove mi trovavo. Voglio essere qui per capire in prima persona che cosa sta succedendo e perché».
Padre Mussie è sereno. Dice di aver sempre agito perché spinto dal desiderio di salvare più vite umane. «In passato - osserva -, ricevevo moltissime telefonate ogni giorno. Oggi ne ricevo molte meno. Non saprei dire perché. So solo che io mi sono sempre mosso in buona fede per aiutare chi si trovava in pericolo. L’obiettivo è sempre stato umanitario. Nulla di più».

La Procura di Trapani indaga anche sulla ong tedesca Jugend Rettet, di cui ha sequestrato la nave Juventa, ma padre Zerai ha già fatto sapere di non aver mai avuto contatti con questa. In una nota dal titolo «La solidarietà non è un crimine», ieri, in cui anticipava anche di essere in attesa della notifica dell’avviso di garanzia da parte della procura siciliana, il sacerdote ha denunciato le «calunnie» e la «campagna denigratoria» di cui sarebbe stato vittima negli ultimi tempi su alcuni organi di stampa, riservandosi di agire per vie legali.

Padre Mussie ha ribadito di poter «affermare in tutta coscienza di non aver nulla da nascondere e di aver agito sempre alla luce del sole e in piena legalità». «Confermo che, nell’ambito di questa attività - che peraltro conduco da anni insieme ai miei collaboratori - ho inviato segnalazioni di soccorso all’Unhcr e a Ong come Medici Senza Frontiere, Sea Watch, Moas e Watch the Med. Prima ancora di interessare le Ong, ogni volta ho informato la centrale operativa della Guardia Costiera italiana e il comando di quella maltese», ha spiegato. 

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commenti 1
  • Catanese

    10 Agosto 2017 - 08:08

    Cosa vi sareste aspettato, che favorisse il rimpatrio dei clandestini?, la solita solfa "salvare..."

    Rispondi

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