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S'è fatto l'attico coi soldi dei bimbi malati, nuova bufera sull'ex vescovo di Trapani

Monsignor Francesco Miccichè avrebbe sottratto 800mila euro destinati a un ente morale, la Fondazione Campanile, e utilizzato i fondi per fini privati

S'è fatto l'attico coi soldi dei bimbi malati, nuova bufera sull'ex vescovo di Trapani

ROMA - I soldi destinati ai bambini autistici e malati oncologici sarebbero stati spesi per comprare un attico di 210 metri quadrati in via San Nicola da Tolentino, nel centro di Roma. Il denaro, 800mila euro, sarebbe stato sottratto a un ente morale, la Fondazione Campanile, e utilizzato per fini privati dall’ex vescovo di Trapani, monsignor Francesco Miccichè. La vicenda, come raccontato dal quotidiano Repubblica, emerge dall’inchiesta della Procura trapanese che coinvolge l’alto prelato.

Un caso che fa scoppiare dunque un nuovo scandalo nella Chiesa, a pochi giorni dalla conclusione, con una condanna ai danni dell’ex presidente della Fondazione Bambino Gesù Giuseppe Profiti (sentenza per la quale ha annunciato ricorso in appello), del processo in Vaticano su una vicenda legata ad un altro attico, quello del Segretario di Stato emerito, il cardinale Tarcisio Bertone. Due storie diverse ma con una incredibile assonanza e ugualmente 'opachè rispetto alla trasparenza fortemente voluta da Papa Francesco.

Tornando ai fatti di Trapani, monsignor Miccichè nel 2012 era stato sollevato dall’incarico da Papa Benedetto XVI, quando si seppe dell’indagine per un ammanco milionario nei conti della diocesi. Miccichè, indagato per appropriazione indebita e malversazione dei fondi dell’8 per mille, nel frattempo si è trasferito a Roma dove serve messa alla Confraternita dei siciliani. Lui si difende: «Ho scoperto la pericolosità di una mafia ecclesiastica non meno potente, insidiosa e nefasta della mafia che il sistema giudiziario in Italia è impegnato a contrastare».

L’indagine, che era stata aperta nel 2012, si intreccerebbe con altre inchieste sulla gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati da parte di un insieme di cooperative e associazioni che fanno capo alla Caritas locale e con un’inchiesta sulla massoneria. A giugno Miccichè era stato rinviato a giudizio per il reato di diffamazione e calunnia nei confronti di un altro sacerdote, don Antonino Treppiedi, che in un primo tempo era stato indicato dal vescovo come il responsabile degli ammanchi in Curia. Anche per queste accuse rivolte dall’ex vescovo al sacerdote l’inchiesta è ancora aperta. Si è invece estinto il processo per diffamazione a carico di Miccichè, come spiega l’avvocato del presule Mario Caputo, per la rimessione della querela da parte di Treppiedi avvenuta negli scorsi giorni. 

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