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"Efebo", nuovo sopralluogo Dia in casa imprenditore Becchina

Il commerciante internazionale d’opere d’arte e reperti di valore archeologici, è accusato di essere vicino al latitante Matteo Messina Denaro. Ieri il sequestro di un patrimonio di svariati milioni di euro

"Efebo", nuovo sopralluogo Dia in casa imprenditore Becchina

CASTELVETRANO (TRAPANI) - Nuovo intervento, oggi, del personale della Direzione distrettuale antimafia di Trapani nell’abitazione che nell’ala privata di Palazzo Pignatelli, a Castelvetrano, appartiene al 78enne Gianfranco Becchina, commerciante internazionale d’opere d’arte e reperti di valore storico-archeologico, accusato di essere vicino al latitante Matteo Messina Denaro e al quale ieri è stato sequestrato un patrimonio di svariati milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione penale e misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta di applicazione di una misura di prevenzione personale e patrimoniale avanzata dal Gruppo misure di prevenzione della Procura della Repubblica Distrettuale di Palermo. Gli uomini della Dia sono tornati per sequestrare materiale, che stanno valutando, in particolare nella stanza adibita a deposito nella quale ieri era scoppiato un incendio. Ieri si era sospettato che l'incendio potesse essere di origine dolosa per il fatto che in modo molto singolare si era verificato proprio mentre era in corso la notifica degli atti del sequestro. Gli investigatori oggi confermano che «quasi certamente è stato di natura accidentale». Nel corso del sopralluogo di stamani, che si è svolto per un paio di ore, gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Trapani hanno effettuato anche rilievi fotografici. Sul posto pure i vigili del fuoco. 

«Ho conosciuto il signor Gianfranco Becchina nella sua qualità di produttore di olio di oliva ed ero a conoscenza di una sua personale galleria d’arte, ma il mio rapporto con il suddetto rientra nelle migliaia di conoscenze che come medico prima e come politico poi faccio giornalmente. Apprendo solo oggi con stupore, dalla stampa, che il suddetto e altri soggetti a lui vicini, peraltro operanti in altra provincia, si sono adoperati in mio favore e del compianto senatore Ludovico Corrao nelle lontane elezioni politiche di sedici anni addietro». Lo dice il senatore di Ap, Giuseppe Marinello, commentando la notizia di Repubblica online secondo cui Gianfranco Becchina, l’imprenditore cui ieri sono stati sequestrati beni per milioni di euro per la sua contiguità a esponenti mafiosi, avrebbe fatto campagna elettorale per lui nel 2001. ''Per ciò che riguarda la creazioni di musei o altro, posso tranquillamente affermare che non mi sono mai adoperato in tal senso e che esiste l’istituto del millantato credito. In ogni caso, darò mandato a legali di fiducia per valutare tutti i profili conseguenti, incluso l’uso distorto di notizie, al fine di tutelare la mia persona» aggiunge Marinello.


Nelle motivazioni dei giudici per il decreto di sequestro dei beni, scrive Repubblica, è scritto: «Rileva la procura che, a distanza di 15 anni da tali intercettazioni e dal sostegno elettorale profuso nei confronti dell’allora candidato Giuseppe Marinello, le indagini svolte dalla Procura di Roma in merito al traffico di reperti archeologici evidenziano come il proposto (Becchina, ndr) continuerebbe a giovarsi, o quantomeno a vantarsi, dell’appoggio che l’odierno senatore della Repubblica Marinello avrebbe garantito ai fini di un progetto ambizioso portato avanti dallo stesso Becchina di creare un museo a Castelvetrano nel quale far confluire i reperti archeologici che a suo tempo gli furono sequestrati». 

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