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Castelvetrano, uccise sorella e cognato, estradato dalla Germania

Giuseppe Vaiana nel 1990 insieme al fratello Michele uccise Rina e il compagno di lei Paolo Favara. In primo grado è stato condannato all'ergastolo. La Guardia di Finanza lo ha preso in consegna all'aeroporto di Fiumicino dopo l'estradizione

Castelvetrano, uccise sorella e cognato, estradato dalla Germania

Giuseppe Vaiana

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, hanno preso in consegna all’aeroporto di Fiumicino a Roma, notificandogli un provvedimento di custodia cautelare in carcere, Giuseppe Vaiana, 55 anni, di Castelvetrano. L’uomo era proveniente dalla Germania ed era scortato da appartenenti all’Interpol. Vaiana è accusato insieme al fratello Michele, per l’omicidio, avvenuto il 24 agosto del 1990 a Campobello di Mazara di Paolo Favara, 30 anni e di Caterina Vaiana (sua sorella) detta “Rina”, di 33 anni.

Giuseppe Vaiana era stato e arrestato il 25 maggio scorso non lontano da Francoforte, grazie ad indagini eseguite dal G.I.C.O. di Palermo dopo la sua recente condanna all’ergastolo da parte della Corte di Assise di Trapani. Nei suoi confronti, subito dopo la localizzazione, è stato emesso dal Presidente della Corte di Assise di Trapani, un mandato di arresto europeo. La Polizia tedesca insieme al G.I.C.O. di Palermo,hanno subito circoscritto l’area dove Vaiana abitava e il latitante è stato catturato a Ludwigshafen, mentre si trovava in un internet-cafè, intento a giocare con una slot machine.

Il delitto era maturato in un contesto di degrado familiare e venne risolto dalla Procura della Repubblica di Marsala nel 2013, quando, anche grazie agli elementi forniti dalla figlia di Caterina Vaiana e dal figlio di Paolo Favara, le indagini dimostrarono che aveva avuto come movente il timore, da parte di Giuseppe Vaiana, di andare in carcere per avere violentato, anni prima, la nipote, figlia di Caterina, all’epoca dei fatti una bambina di sette anni, mentre Michele Vaiana sarebbe stato invece mosso dalla volontà di rientrare in possesso di 13 milioni di lire che aveva prestato alla sorella per l’acquisto del gregge che curava con l’altra vittima dell’efferato omicidio, Paolo Favara.

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