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Intrighi, Rolex e gite con i saldi di fine Impero: ecco l'“House of Cards” in versione caponata

Il racconto: nell'inchiesta “Mare Monstrum” a Trapani mostriciattoli e opacità morali, prima che grandi corruttori. E i vertici delle forze dell'ordine che a Palermo, poco prima che Crocetta premiasse Morace, si alzano e se ne vanno.

Intrighi, Rolex e gite con i saldi di fine Impero: ecco “House of Cards” in versione caponata

Politeama di Palermo; lunedì scorso, tardo pomeriggio. Nel bel mezzo della festa dell'Autonomia, stanno per salire sul palco gli imprenditori premiati dal presidente Rosario Crocetta e dall'assessora Mariella Lo Bello. A quel punto, come in una figura di nuoto sincronizzato, dalla prima fila scattano in piedi il questore e i massimi vertici di carabinieri e guardia di finanza.
All'unisono.
Un rapido saluto alle altre autorità e poi via a passo veloce dal teatro, assieme a tutti gli altri uomini in divisa presenti. La circostanza è passata (quasi) inosservata.
Ma, qualche giorno dopo, assume forse un senso. Su quel palco, a ricevere una «speciale attestazione di merito» come «azienda di eccellenza» c'era la Liberty Lines nella persona di Ettore Morace, arrestato venerdì con l'accusa di corruzione. Quando l'armatore ringrazia il governatore per «il segno di una continua attenzione agli sforzi del nostro gruppo», gli uomini dello Stato non sono più lì ad ascoltarlo.

È l'inizio della fine.
Non è l'ultima scena. La penultima, forse, poco prima dei titoli di coda. Eppure non siamo in una puntata di House of Cards. Scandali e giochi di potere, intrighi e bugie. Ma tutto desolatamente in versione caponata siciliana. Perché quelli dell'inchiesta "Mare Monstrum", rispetto alle carte fin qui emerse, sono mostriciattoli. L'ennesimo sistema corruttivo - spregevole - ben radicato nell'Isola, ma con una trama miserrima.
Come l'orologio «modello economico in acciaio con massimo sconto» regalato da Morace alla sottosegretaria Simona Vicari, che s'è dimessa nonostante ci siano «ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica». Per poi precisare, ieri, che era una «provocazione indirizzata ai giornalisti», anche perché «sarebbe stato davvero insolito che a una stessa persona potessero arrivare tre Rolex in dono...».

O come l'autobiografia difensiva di Crocetta, che racconta le sue vacanze «da 80 euro al giorno», lui «in mezzo agli scogli, senza neanche l'ombrellone, come un qualsiasi cittadino». Per poi spiegarci - venerdì, all'inaugurazione della redazione di Gela - che «con me c'era Peppe, il mio segretario, che non sa nuotare e soffre il mare», dunque «non sale nemmeno sul pedalò, figurarsi su una barca»,

E allora - al di là dei pesanti rilievi penali a carico di pochi indagati - il dato più forte che emerge da quest'inchiesta è politico, oltre che etico. Il clima da saldi di fine stagione. Anzi: di fine Impero. Non una questione orologi. Né di giustizia a orologeria: le 309 pagine dell'ordinanza del gip Marco Gaeta sono piene di omissis. Ed è la stessa Procura di Palermo, in una richiesta del 15 maggio, ad ammettere con correttezza che in una prima versione dell'ordinanza, «ancora ineseguita», ci sono «taluni passaggi concernenti fatti e soggetti allo stato estranei alle vicende criminose per cui si procede» ripresi dalla richiesta di applicazione di misure cautelari scritta dai pm, nella quale erano finiti «per mera svista».

Quelle parti (contenute in 9 pagine) sono state cassate. Eppure il punto, qui, non è la rilevanza penale. Ma morale. Il governatore della legalità indagato per concorso in corruzione (per i 5mila euro di contributo fatturato al suo movimento Riparte Sicilia, che Crocetta ritiene «regolare, perché se fosse una tangente sarei il presidente più coglione della storia») è il simbolo mediatico, e anche lo scalpo politico, più suggestivo.

Ma, al netto delle ipotesi di reato contestate al deputato regionale Mimmo Fazio (finanziamenti per la campagna elettorale, assunzioni e Mercedes in comodato d'uso), le carte dell'inchiesta raccontano anche altre storie. Di ordinaria permeabilità della politica alle pressioni, non sempre legittime, di affaristi e faccendieri.

Piccoli microcosmi di opacità. Non necessariamente di corruzione, per essere chiari. Morace, potente ras delle compagnie di navigazione, ha intessuto una rete di contatti con politici e politicanti vari, nella quale finiscono in molti. Magari a loro insaputa. Ma, ammesso e non concesso che i diretti interessati non sapessero di trovarsi davanti a un corruttore, l'ordinanza descrive una realtà tutt'altro che edificante. Ci sono contatti istituzionali anche altolocati: Claudio De Vincenti, estraneo all'indagine ma tirato in ballo in un'intercettazione in cui si parla di una cena, viene definito «quello che ci ha aiutato nell'acquisizione della Siremar», ma il ministro chiarisce di avere «sempre lavorato nel rispetto delle regole e dell'interesse generale». Ci sono i 50mila euro di buonuscita-bonus per cui è accusata l'ex dipendente ed ex deputata regionale Marianna Caronia, indagata.

E giù, a scendere. Con una sfilata di altri politici. Né indagati, né sfiorati dall'inchiesta. Eppure finiti in quelle carte. L'assessore regionale alla Sanità, Baldo Gucciardi, che per i Morace è «un dio», sinonimo di «potentissimo». Perché, dicono in un'intercettazione, arrivano «tre milioni e mezzo ai trasporti per le isole in due giorni». «L'ho incontrato l'altro ieri. Ha approvato oggi la Giunta tre milioni e mezzo di incremento di soldi per i trasporti marittimi. Guarda l'ho chiamato e gli ho detto "lei è immenso"». Magari sono rapporti istituzionali con lobby che altrove sarebbero pure regolamentati.

Così come non ci sarebbe da scandalizzarsi per il pranzo fra lo stesso Morace e Fazio con l'assessore Anthony Barbagallo, per «fare un po' di programmazione» il 28 settembre 2016 al ristorante "Castello a Mare" di Palermo. Conto di 140 euro e discussione incentrata su come «risolvere le problematiche dei tagli effettuati dalla Regione», scrive il gip. Magari l'assessore non avrà fatto seguire null'altro che una stretta di mano. A chi comunque era stato gentile con lui. L'8 agosto del 2016 Fazio chiama al cellulare il direttore operativo della Liberty Lines, Marco Dalla Vecchia: «Senti, altra cosa: giorno 16 mattina arriva l'assessore regionale al Turismo che deve andare pure a Marettimo e quindi casomai gli ho detto di fare... gli faccio trovare i biglietti nel coso lì, in biglietteria sì...».

Fra gli arrestati (ai domiciliari) c'è Giuseppe Montalto, segretario particolare dell'assessore ai Trasporti Giovanni Pistorio. Quest'ultimo, pur essendo considerato dagli imprenditori marittimi meno "efficace" del collega Gucciardi, «si mostrava ricettivo alle richieste dell'armatore e chiedeva a Montalto di incontrarlo per cercare di risolvere le discrasie prospettate», si legge nella parte di ordinanza in cui viene inquadrato l'atteggiamento di Pistorio sulla «programmazione dei servizi estivi».

E nemmeno i 5stelle sembrano impermeabili a queste lusinghe. Il deputato regionale Sergio Tancredi non commette alcun reato nel parlare di quel consulente sgradito ai Morace con Montalto. «Perfetto, benissimo, ci mettiamo l'acqua dentro come al solito, giusto», dice Tancredi con un lessico più democristiano che grillino. Poi c'è un video che dimostra che il M5s non sabotò la nomina in commissione: una controprova dal punto di vista penale e fors'anche politico. Non morale.

Quanto c'è di corruzione nell'inchiesta di Trapani? E quanto di semplice (si fa per dire) spudoratezza nella gestione, talvolta soltanto millantata, del potere? Si vedrà. Per adesso resta un retrogusto amaro di pochezza. Un borioso esercizio di piccoli privilegi. La senatrice Vicari - coinvolta per il presunto risparmio dell'armatore trapanese, 7 milioni grazie a un emendamento sull'Iva - a modo suo dice al Corriere della sera una grande verità: «Ecco, non le pare che rispetto a questo, il valore del Rolex fosse un po' sproporzionato? Un po' poco, intendo».

È la summa di questa storia.
Tutta al ribasso. Dice la dirigente regionale Salvatrice Severino (indagata) alla figlia dipendente della "Ustica Lines" appena uscita dal colloquio con gli inquirenti: «No, no, niente lascia perdere futtitinni. Come si dice? "Giustificatio non petita accusatio manifesta"». Ecco, anche il latino - in questa storia - è una citazione da outlet della cultura. Con i saldi di fine Impero.
Twitter: @MarioBarresi

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