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A Trapani bufera inchiesta "Mare Mostrum" non ferma corsa elettorale

Uno dei 5 candidati , Girolamo Fazio, è agli arresti, mentre l' altro, Antonio D'Alì, rischia la misura cautelare

A Trapani bufera inchiesta "Mare Mostrum" non ferma corsa elettorale

da sinistra Antonio D'Alì e Girolamo Fazio

TRAPANI - Neanche la bufera giudiziaria che ha investito due dei cinque candidati sindaci di Trapani ha fermato una delle più caotiche sfide per le amministrative in Sicilia. Tutto è accaduto in 24 ore: il 17 maggio, il senatore di Forza Italia ed ex sottosegretario Antonio D’Alì ha ricevuto dalla Dda di Palermo una proposta di misure di prevenzione con obbligo di soggiorno che verrà discussa in tribunale. Poi il deputato regionale ex Forza Italia Girolamo Fazio è stato arrestato nell’ambito un’inchiesta sui contributi regionali ai trasporti marittimi veloci in cui è coinvolto l’armatore Ettore Morace tra i suoi sponsor.
D’Alì ha reagito subito annunciando la sospensione della sua campagna ma il giorno dopo ci ha ripensato e ha ripreso l'attività elettorale organizzando pure un comizio partecipato nell’ex piazza del mercato ittico nel centro storico di Trapani.

«La persecuzione giudiziaria - ha commentato - continua. Due volte assolto e nuovamente aggredito». Neppure Fazio si è fermato. Per lui, agli arresti domiciliari, hanno parlato i componenti del comitato elettorale e delle cinque liste collegate: «Nulla è cambiato. Siamo certi dell’onestà di Fazio dimostrata in dieci anni di amministrazione della città». Fazio era stato sindaco per due mandati con il sostegno di D’Alì. Vengono quindi dalla stessa esperienza politica ma ora sono concorrenti: sono i due candidati più quotati della campagna elettorale in uno dei due capoluoghi siciliani interessati al voto (l'altro è Palermo). Il loro peso è dimostrato dal numero delle liste collegate: cinque per Fazio, tre per D’Alì. Degli altri candidati solo Pietro Savona del Pd è sostenuto da tre liste (una è promossa da Paolo Ruggirello, ex centro destra).

Su una lista ciascuno possono contare Marcello Maltese (Cinque stelle) e Giuseppe Marascia esponente di un gruppo di sinistra di cui fa parte anche l’ex magistrato Antonio Ingroia. Anche se le due inchieste aperte dalla procura non hanno cambiato il quadro politico, hanno però messo a fuoco quello che è stato definito il «sistema Trapani», un intreccio tra politica e affari. Con la mafia che cerca un cuneo per i propri interessi. 

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