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Trapani, sgominata banda che "importava" dalla Tunisia sigarette e jihadisti

Il blitz della Guardia di Finanza: eseguiti 15 fermi ordinati dalla Dda di Palermo. Almeno cinque sbarchi documentati e per l'estate si preparavano ad effettuare due traversate alla settimana

Trapani, sgominata banda che "importava" dalla Tunisia sigarette e jihadisti

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, con la collaborazione dei colleghi della Compagnia della Guardia di Finanza di Marsala, hanno fermato, al termine di indagini coordinate dalla Dda di Palermo, 15 persone di nazionalità tunisina ed italiana, accuate di far parte di un’associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

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Sono anche state sequestrate dieci autovetture e di due imbarcazioni. Il blitz è stato denominato Scorpion Fish e le indagini hanno preso il via nel gennaio scorso. L’organizzazione era guidata – spiega la Guardia di Finanza - da pericolosi pregiudicati tunisini e con elementi italiani in posizione subordinata ed è risultata particolarmente attiva nell’effettuare una serie di lucrosi traffici illeciti tra la Tunisia e le coste del trapanese. Grazie all’utilizzo di veloci gommoni d’altura condotti da esperti “scafisti”, capaci di percorrere il tragitto anche in meno di 4 ore, sono state trasportate in Italia persone in grado di pagare il rilevante costo della traversata e introdotte in Italia sigarette di contrabbando. In prossimità delle spiagge e delle calette di approdo è stato fornito ai clandestini un vero e proprio servizio “shuttle” fino alle basi logistiche dell’organizzazione, dalle quali gli immigrati – una volta rifocillati e forniti di vestiario – hanno potuto liberamente raggiungere le destinazioni desiderate. L’organizzazione ha anche dato appoggio a favore di soggetti ricercati dalle polizia tunisina non sooo per gravi reati comuni ma anche per possibili connessioni con formazioni di natura jihadista.

L’organizzazione infatti aveva progettato, ma non ancora attuato, l’approdo sulle coste trapanesi, tra gli altri, di alcuni soggetti uno dei quali temeva, di essere arrestato dai tunisini o respinto fagli italiani per “terrorismo”.

Le indagini hanno svelato un vero e proprio sistema illecito “transnazionale”, operante tra la Tunisia e l’Italia, in cui ogni membro dell’organizzazione rivestiva un ruolo ben preciso occupandosi, a seconda dei casi, del reperimento delle “prenotazioni” dei clandestini e della raccolta degli importi dovuti per il viaggio, della movimentazione e della custodia del contante, del reperimento e dell’approntamento dei natanti utilizzati, della loro conduzione nelle traversate e, infine, del primo collocamento dei clandestini e delle sigarette contrabbandate sulle coste siciliane, in luoghi nella disponibilità dell’organizzazione.

Almeno cinque le traversate documentate. In un caso, anche grazie alla stretta cooperazione tra gli investigatori e la componente aeronavale della Guardia di Finanza (Gruppo di Esplorazione Aeromarittima di Messina e Reparto Operativo Aeronavale di Palermo), è stato possibile monitorare in “diretta” lo sbarco sulle coste trapanesi, riuscendo ad intercettare i 14 clandestini sbarcati e a sequestrare oltre un quintale di sigarette di contrabbando.

Sono stati inoltre documentati ulteriori “viaggi” programmati - ma non andati a buon fine per impedimenti derivanti da concomitanti e ordinarie attività di controllo del territorio e in mare svolte dal Corpo - che, se ultimati, avrebbero portato nelle casse dell’associazione criminale oltre 100 mila euro di guadagni. Si ritiene che le sigarette, per lo più di marche estere siano state smerciate nei mercati rionali trapanesi e palermitani, al prezzo di non più di 3 euro a pacchetto, con guadagni di oltre 17 mila euro ogni quintale contrabbandato. Ancora più lucrosa l’attività di favoreggiamento dell’illecito ingresso di soggetti tunisini sul territorio nazionale: ogni clandestino pagava in Tunisia all’organizzazione, per arrivare in Italia, non meno circa 2-3.000 euro a viaggiatore. Ogni viaggio, quindi, poteva generare complessivamente profitti anche fino a 40 mila euro, al netto del costo per lo “scafista” e il “navigatore”, generalmente ricompensati, rispettivamente, con circa 5.000 e 3.000 euro. Allorquando necessario, come riscontrato nel corso delle indagini, il denaro raccolto in Tunisia veniva portato in Italia per “rifornire” di contanti i promotori dell’associazione criminale, perfezionando così vere e proprie operazioni di riciclaggio. L’organizzazione smantellata, con l’estate ormai alle porte, sarebbe stata in grado di compiere almeno due traversate alla settimana tra la Tunisia e l’Italia.

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