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Omicidio a Campobello di Mazara: vittima freddata da due killer

Giuseppe Marcianò, originario di Carini, gestiva un'azienda agricola: è stato ucciso a colpi di arma da fuoco e l'auto data alle fiamme

Omicidio a Campobello di Mazara: vittima freddata da due killer

Un agguato dalle modalità che richiamano l’agguato di stile mafioso: la vittima su una moto affiancata da un’auto, una Fiat Uno, e due killer che gli sparano alla testa. Giuseppe Marcianò, 46 anni, di Carini, non ha avuto scampo. Il corpo è stato trovato nella frazione di Tre Fontane, vicino Campobello di Mazara, dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani che hanno avviato le indagini.

Marcianò, in passato indagato per mafia, ma mai processato, era incensurato. Sospettato di legami con le cosche trapanesi, gestiva un’azienda agricola.
Le modalità dell’omicidio, ma soprattutto la sua parentela coi Burzotta, storici mafiosi di Mazara del Vallo, inducono gli inquirenti a ipotizzare la pista mafiosa. A duecento metri di distanza dal cadavere, su cui la Dda di Palermo ha disposto l'autopsia, c'erano la moto della vittima e la macchina utilizzata dai sicari, una Fiat Uno. I killer l’hanno bruciata per eliminare ogni possibile traccia. Da accertamenti è emerso che si trattava di una vettura rubata. A scoprire il delitto sono stati i vigili del fuoco, chiamati in zona per un incendio. Nessuno avrebbe visto nulla.

Marcianò era genero di Pino Burzotta, arrestato e assolto dall’accusa di mafia. Diversa la sorte del fratello di Burzotta, Diego, ritenuto capomafia di Mazara, condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Giovanni Ingoglia e Salvatore Guccione, uccisi tra il 1982 e il 1987. Diego Burzotta ha anche una condanna definitiva a nove anni per associazione mafiosa e per l’attentato al vice questore Rino Germanà, sfuggito alla morte dopo un rocambolesco inseguimento da parte dei sicari dei clan nel settembre 1992.

Il boss è stato latitante in Spagna, è stato poi estradato in Italia e per due mesi ha accennato a una collaborazione con la giustizia, ma ha poi ritrattato tutto nel corso di un’udienza del processo per l’attentato a Germanà. Le indagini hanno appurato che una delle sue figlie era stata promessa in sposa al figlio di un mafioso. Continuare a collaborare per Diego Burzotta avrebbe significato coinvolgere nella scelta anche i suoi familiari: da cui il dietrofront.
Nome di peso nell’universo mafiosa trapanese, Burzotta è ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, che a Mazara del Vallo ha sempre avuto interessi economici, e ai corelonesi di Totò Riina.
Le indagini sull'omicidio sono coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Paolo Guido.

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