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Carlo che profuma di legno

Il design elegante, ribelle e silente, nelle opere di Carlo Contin

Carlo che profuma di legno

Conoscevo già Carlo Contin, attraverso l’analisi condotta da qualche tempo sulle sue opere, nel mio lavoro di storico e critico del Design.

Ma qualche volta, non sempre, accade qualcosa che ancora ci sorprende, e cioè che il dato si oggettivizzi, divenendo elemento di relazione attiva, per così dire.

E ci sorprende ancor più ai nostri giorni, immersi come siamo in un liquido amniotico, seducente e pruriginoso, ammaliante e predatorio, quale meraviglioso preparato, confezionato ad arte dagli sciamani della rete, per poterci regalare una perpetua visione panoramica del mondo e dei suoi contenuti, materiali ed immateriali, che silenziosa e sottile sta elidendo progressivamente, annientandola, la nostra visione di prossimità.

Prossimità (ant. prossimitade) s. f. [dal lat. proximĭtas -atis, der. di proxĭmus «prossimo»]. – Grande vicinanza (nello spazio e, meno com., nel tempo).

Affinità.

Somiglianza.

Legame di parentela o d’amicizia.

Nella tecnica, si qualificano con la locuzione di prossimità, quei dispositivi che agiscono automaticamente, in genere per effetti elettrici o elettromagnetici, quando un corpo sia avvicinato ad essi (per es., relè che scattano, chiudendo un circuito d’allarme, quando una persona si avvicina a un filo conduttore, dissimulato, facente parte di un circuito sensibile a variazioni di capacità elettrica, verso terra, del filo medesimo).

Beh, posso dirvi che questo è quello che accade, e con una sorprendente  naturalezza, quando interagiamo con uno qualsiasi dei dispositivi/prodotti messi in campo dall’opera sapiente e certosina di un designer, che frequenta lo scenario produttivo che è proprio dell’area della Brianza sin dalla sua nascità( il padre è un artigiano del legno, ed egli è un autodidatta), ma che a pieno titolo rappresenta quel prezioso patrimonio di saperi e di esperienza, legato ad un saper fare manuale che è la migliore risorsa di tutto il nostro paese, di tutto il cosiddetto ‘Sistema Italia’.

Un saper fare manuale che affonda le sue radici nella nostra Storia e nell’esercizio sapiente di pratiche e processi, la cui sommatoria, metabolizzata e tradotta in proposte di progetto dai designer, da qualificati artigiani, e da una costellazione di micro aziende, innesta con continuità e metodo, nelle nostre sonnacchiose esistenze, un nuovo e stimolante modus operandi.

Il lavoro di Carlo Contin, si attesta lungo quella traccia, silenziosa e pregnante, lasciata da Enzo Mari lungo la storia meravigliosa della disciplina del Design, quella che racconta di un irrinunciabile approccio di metodo fatto tutto da un’inestimabile, irrinunciabile questione, fondata sul sistema di relazione necessario alla messa in campo di una qualsiasi proposta di progetto.

Come dicevo prima, una sorta di Design dal profilo socialista, in qualche misura, un design di prossimità, che per poter esplicare la sua funzione di servizio nei confronti della questione desiderante della utenza, necessità del coinvolgimento, totale ed assoluto, di tutte le figure coinvolte nei processi produttivi messi in atto dall’azienda di turno.

Un design lontano anni luce dalla Fiction Economy e dalla roboante cifra divistica perpetuata dal circo mediatico che avviluppa, con le sue inconsistenti, ma asfissianti spire, tutto il mondo del design contemporaneo.

Del coraggio di poter accogliere, all’interno del proprio approccio di metodo i parametri scomodi del solvimento delle questioni di prossimità, della transitorietà del nostro scenario quotidiano, delle questioni legate alla messa in esercizio di un sistema di soluzioni tecniche e formali transitorio ed impermanente, di tutto questo, ci parlano le proposte del lavoro condotto da Contin nell’ultimo decennio.

Ed ancora, di quella delega creativa, che si realizza attraverso l’uso, da parte della utenza, che è libertà d’espressione e d’esercizio che il designer concede all’umanità intera, una umanità fatta tutta da persone, e non da consumatori passivi. Una delega che è una messa in visione dinamica dello sviluppo delle nostre esistenze, e della molteplicità costituente dei parametri che si porta appresso, che è opera di progetto che si innesta nella fase di concepimento della proposta stessa.

Tutto questo ha voluto mostrare e raccontare, con grande semplicità e convinzione Carlo Contin alla numerosa platea di ascoltatori del Taomoda Design Awards 2017 che si svolge a Taormina, e che quest’anno mi ha visto coinvolto come moderatore, attraverso un’ opera che si fa portatrice di una sensibilità e di una generosità, che a mio avviso diviene questione fondante e preziosa, specie in un’era in cui ognuno di noi può generare un sistema di relazione personalizzato, a volte persino utilizzando dei sensori non propri, ma di altre entità.

Grazie ancora, Carlo.

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