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Scuola, settemila prof siciliani rischiano di finire al Nord

La denuncia di Anief e Anci: "In tanti, anche non più giovanissimi e legati alla propria terra sia dagli affetti familiari, sia dall’essere pienamente integrati al tessuto economico, sociale e culturale riceveranno nei prossimi giorni una destinazione che, nella maggior parte dei casi, li costringerà a spostarsi nelle regioni del Centro-Nord"

Scuola, settemila prof siciliani rischiano di finire nelle scuole del Nord

Non si placa l’eco delle polemiche, dopo la pubblicazione da parte del Miur degli esiti della mobilità interprovinciale della scuola primaria. Stando ai dati diffusi da Viale Trastevere, le domande di trasferimento sono state 32.000 e nelle ultime 24 ore i docenti interessanti si sono visti recapitare le risposte sulle proprie caselle di posta elettronica, così come gli elenchi sono stati recapitati anche alle confederazioni sindacali di categoria.

La seconda fase prevede ora che sul sito delle IstanzeOnLine i docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria potranno inserire i propri curriculum vitae, "come previsto dalle nuove procedure di individuazione per competenze degli insegnanti da parte delle scuole per la copertura dei posti vacanti", spiega una nota del Miur. Specificando che anche i dirigenti scolastici di infanzia e primaria possono pubblicare gli avvisi relativi alle loro scuole. "Ci sono troppe anomalie nelle operazioni di mobilità nazionale della scuola primaria legata agli ambiti territoriali", lamenta però l’Anief. "Diversi insegnanti di ruolo coinvolti negli spostamenti su ambiti hanno preso d’assalto le sedi sindacali perchè - fa sapere l’Associazione, riferendo le denunce dei docenti - dei colleghi con punteggi inferiori avrebbero ottenuto degli ambiti territoriali più vicini alla città di residenza".

Il punto cruciale su cui si levano gli scudi è il contratto sulla mobilità 2016/2017 dell’8 aprile scorso, sottoscritto da quasi tutti i rappresentanti delle sigle sindacati: "Doveva svolgersi secondo un criterio basato sul punteggio, al netto delle precedenze indicate nella norma: di fatto, chi ha più punti, come logica vuole e Costituzione impone, ha la precedenza nella scelta della destinazione definitiva della mobilità", si legge ancora nella nota. Entrando nei dettagli, Anief riporta casi specifici di possibili anomalie: "In molti casi, l’algoritmo del Miur ha destinato docenti con pochi punti ad un ambito della propria provincia", mentre "chi lo precedeva in graduatoria, con un punteggio maggiore, è stato destinato in ambiti territoriali di altre province, distanti anche centinaia di chilometri". E questo "è accaduto a insegnanti appartenenti alla stessa fase della mobilità". Una situazione su cui le istituzioni dovranno concentrarsi, come chiede il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico: "Chiediamo al ministero dell’Istruzione di fare immediata chiarezza sull'algoritmo usato e soprattutto di spiegarci come mai si siano verificati dei trasferimenti su ambiti così irrazionali. A questo scopo - ha aggiunto -, sarebbe opportuno che al documento con i nominativi dei docenti trasferiti venga aggiunta una colonna che indichi la fase della mobilità di ogni docente. E un’altra contenente l’eventuale diritto ad una precedenza, come anche previsto dall’articolo 13 del contratto collettivo nazionale, che regola l’ordine di scelta di ambiti e province".

Il massiccio spostamento di insegnanti verso Settentrione attiverebbe una serie di leve negative, sia a livello economico che a livello sociale. Un effetto domino che, ribadisce Anci Sicilia "determinererebbe anche una diminuzione delle entrate dei tributi locali con il conseguente crollo dell’offerta dei servizi resi dalle amministrazioni locali ai cittadini". Inoltre, continuano Orlando e Alvano, "a questo si aggiunge la grave e complessa situazione relativa agli studenti disabili e alle loro famiglie, costrette negli ultimi anni a doversi rivolgere ai Tribunali Amministrativi Regionali per vedere riconosciute le ore di sostegno in linea con le gravità riconosciute dalle Aziende pubbliche di servizi alla persona di appartenenza". Per questo motivo "Anci Sicilia auspica con forza che si possa passare da una gestione emergenziale ad una gestione ordinaria al fine di garantire la continuità didattica per i soggetti più bisognosi e si augura che i posti in deroga transitino in organico di diritto, garantendo la definitiva permanenza dei docenti nelle stesse sedi". E, concludono Orlando e Alvano, "bisogna considerare la disomogeneità a livello nazionale con cui viene attivato il tempo prolungato e il tempo pieno. Se al nord il servizio viene assicurato con percentuali altissime, al sud sono poche le scuole che lo garantiscono. Perchè, quindi, non potenziare l’offerta formativa attraverso un’attivazione consistente del tempo pieno o prolungato nelle scuole? - domandano -. Ciò servirebbe a garantire uno strumento importantissimo per le famiglie e per gli alunni e servirebbe anche ad evitare l’esodo di massa dei docenti".

Solo utilizzando questo metodo, sottolinea Pacifico, "si potrebbero fare dei controlli". Ma "fino ad allora rimarremo nel dubbio e a nulla varranno le prossime, scontate spiegazioni di circostanza del ministero. La verità è che allo stato attuale si rischia di ingolfare di reclami gli uffici periferici del Miur". La maggior parte dei problemi è stata riscontrata nel Mezzogiorno. Come dimostra la preoccupazione espressa da Anci Sicilia "per gli effetti che deriveranno dalle modalità con le quali si stanno svolgendo le operazioni di definizione degli organici di ogni ordine e grado della scuola italiana". Perchè "c'è il forte rischio di vedere allontanare dalle regioni del Sud Italia un numero molto consistente di personale con competenze ed esperienze pluriennali maturate già sul territorio di origine", dicono intervenendo sul tema Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario del blocco siciliano dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani. "In Sicilia, circa 7.000 insegnanti, non più giovanissimi e legati alla propria terra sia dagli affetti familiari, sia dall’essere pienamente integrati al tessuto economico, sociale e culturale - affermano ancora -, riceveranno nei prossimi giorni una destinazione che, nella maggior parte dei casi, li costringerà a spostarsi nelle regioni del Centro-Nord. La nostra associazione, rispetto ad un tema sollevato anche dall’Osservatorio Diritti Scuola, è convinta della necessità di evitare che la nostra terra venga privata anche di questo preziosissimo capitale umano e - proseguono Orlando e Alvano - teme fortemente le ripercussioni sull'equilibrio socio-economico della nostra isola: in un periodo di grave crisi, di impoverimento complessivo, con un entroterra che si sta già spopolando in assenza di valide alternative all’impiego pubblico, con un evidente calo demografico che colpisce tutti in territori, e in particolare le aree interne, l’allontanamento degli insegnanti comporterebbe un ulteriore aggravamento della situazione di crisi".

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