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San Cono, una pallonata a un figlio in passeggino il movente dell'agguato agli egiziani

Indagini dei carabinieri a una svolta. Anche i due “autisti” hanno le ore contate

San Cono, una pallonata a un figlio in passeggino il movente dell'agguato agli egiziani

È il giorno del pugno allo stomaco. E dei mal di pancia.

A San Cono il video dell’aggressione ai quattro minorenni egiziani (ripreso da una vittima col cellulare) girava già da domenica sera, anticipato sul sito lasicilia.it. Ma carta canta. E il fermo immagine di uno dei tre aggressori, con pistola finta e mazza da baseball, pubblicato in prima pagina sul nostro giornale, è diventato il simbolo di questa brutta storia. Lui è Giacomo Severo, 23 anni, fermato insieme col fratello Davide di 32 e il diciottenne Antonino Spitale: oggi udienza di convalida davanti al gup di Caltagirone per tentato omicidio e lesioni. M. M., egiziano di 16 anni, ha avuto la peggio: è in coma farmacologico al Garibaldi di Catania; rimosso l’ematoma al cranio, resta gravissimo.

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Un «agguato premeditato con un’aggressione di inaudita violenza», secondo il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, che ieri ha lodato «la grande professionalità dimostrata dai carabinieri nel risolvere il caso con celerità e abnegazione».

La dinamica è chiara, si cerca il movente. E sarebbe proprio uno dei fratelli Severo - secondo una prima pista delle indagini - ad avere un ruolo, suo malgrado, nel dare un perché all’agguato. Ieri pomeriggio il comandante del Nucleo operativo di Caltagirone, il luogotenente Tommaso Cilmi, a San Cono, ha sentito numerose persone (sindaco compreso) arrivando a riscontri definiti «interessanti». A partire da un episodio che potrebbe essere la chiave dell’inchiesta. Una serie di pallonate - qualche giorno fa, a margine di un torneo di calcetto in piazza - scagliate verso un passeggino con dentro un neonato. Parente (o forse addirittura figlio) di uno dei Severo. Che, a queste «ripetute provocazioni», avrebbe reagito dapprima sequestrando il pallone agli egiziani.

Ma la rabbia monta, alimentata anche da altri fatti. Come l’aggressione a un diciassettenne (e non un diciannovenne, come rivelato ieri) di San Cono, circondato e picchiato da 7 o 8 minori del Cpa la scorsa settimana. Per ognuno dei due fatti si sta cercando di verificare la presenza dei quattro egiziani poi picchiati e soprattutto del sedicenne ridotto in fin di vita.

Qualcuno, in paese, racconta anche un altro episodio, avvenuto proprio sabato scorso: gli egiziani, mentre andavano al mercato di San Cono, avrebbero provocato, coltelli alla mano, il terzo aggressore (Spitale), mentre lavorava in campagna. Ma di ciò, per ora, nessun riscontro sul tavolo dei carabinieri. Che, fra l’altro, sono sulle tracce degli altri due giovani “autisti” (alla guida di un mezzo di colore bianco e di uno scuro) nella spedizione punitiva. Hanno le ore contate, sarebbe il caso che si presentassero in caserma.

Il procuratore Verzera, però, riporta tutti alla realtà dei fatti: «La certezza è che ci sono stati dei maggiorenni che, per motivi ancora oscuri, hanno colpito selvaggiamente quattro minorenni profughi ospiti della nostra regione. E questo non ci fa onore».

Intanto ieri mattina, al municipio di San Michele di Ganzaria, il sindaco Gianluca Petta ha incontrato il collega di San Cono, Nuccio Barbera. Davanti alle forze dell’ordine, hanno fatto il punto sulla sicurezza legata ai migranti. Alla riunione, convocata ben prima dell’aggressione di sabato (l’ordine del giorno originario era il post- sommossa al Cpa), dovevano esserci i vertici della coop “San Francesco”, la cui assenza è stata sottolineata dai sindaci. I quali, condannando «il grave episodio di violenza contro i migranti», hanno avviato l’iter per la richiesta alla Regione di revocare l’accreditamento del Cpa «per una qualità superficiale e insufficiente nella gestione». E vogliono anche una sorta di moratoria dell’accoglienza: stop ad altri centri per migranti nei due paesi. Fermi restando i quattro Sprar, «che non hanno mai dato problemi». Al prefetto di Catania, ieri sentito anche dal sindaco Petta, l’ennesima richiesta di «rafforzare l’ordine pubblico sulla Statale 124, teatro di bivacchi, e nei due paesi, provati nell’ultimo mese dalla violenza dei giovani del Cpa».

Ma col solito refrain: sia chiaro, «qui non siamo razzisti».

Twitter: @MarioBarresi

[ha collaborato Martino Geraci]

Sopra l’incontro fra sindaci e forze dell’ordine al municipio di San Michele; in alto la ricostruzione dell’aggressione nei frame del video girato da una delle vittime

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