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Catania, al via la festa dell'Unità: "Segnale importante per il Mezzogiorno"

Ma infuria la polemica tra renziani e dalemiani sul referendum

Al via la festa dell'Unità: "Segnale importante per il Mezzogiorno"

"La Festa del Pd al Sud è un segnale se volete simbolico molto importante. Siamo di fronte ad un Sud che finalmente vuole cambiare". Lo ha detto il vice segretario del Pd Debora Serracchiani rispondendo a Catania alle domande dei giornalisti a margine della prima giornata della Festa dell’Unitá. "Credo che ci siano segnali positivi anche in un Pil che finalmente cresce - ha aggiunto Serracchiani - noi abbiamo la consapevolezza, e speriamo di non essere i soli, che per esserci un Paese più vicino all’Europa dev'esserci un Sud più vicino al Nord e quindi la capacità di essere competitivi tanto al Nord quanto al Sud’'.

«La scelta di una città del Sud per la Festa dell’Unità è un segnale importante. Noi da qualche anno ragionavamo sull'idea di riportare nel Mezzogiorno la festa nazionale del Pd». Lo ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini rispondendo a Catania alle domande dei giornalisti a margine della prima giornata della Festa dell’Unitá. «Credo che esserci finalmente riusciti, aver scelto una regione importante come la Sicilia in un anno in cui per la prima volta i dati dimostrano che in qualche modo il Mezzogiorno sta ripartendo - ha aggiunto - è non solo un segno di attenzione ma il tentativo di raccontare al Paese e non solo alla Sicilia, che senza il Mezzogiorno, senza la Sicilia, l’Italia non potrà mai ripartire davvero e quindi bisogna concentrare impegno e sforzi in questa parte del Paese».

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Si è dunque alzato il sipario sulla festa nazionale dell’Unità a Catania, la prima in Sicilia per dimostrare l’attenzione del Pd e del governo per il rilancio del mezzogiorno. Ma, oltre al sud, sarà il referendum di novembre al centro dei dibattiti con l’obiettivo di avviare la mobilitazione della campagna per il sì. Ma fuori dalla festa, c'è chi lavora per sostenere la vittoria del No: Massimo D’Alema, che martedì sarà a Catania ma per parlare di politica estera insieme al ministro Paolo Gentiloni, affila le armi in vista della prima riunione, il 15 al Capranichetta a Roma, per organizzare i comitati del No e darà il via ad un tour in giro per l’Italia.
Sebbene il vicesegretario dem Deborah Serracchiani parla dell’evento di Catania come «festa dell’unità di tutto il partito», le divisioni nel Pd, create dal referendum e dalla legge elettorale, non sono mai state così profonde. E difficilmente la nomina di Vasco Errani, molto vicino a Pier Luigi Bersani, come commissario per il terremoto mitigherà il clima nel partito nei prossimi mesi. Ieri l’ex segretario Pd è tornato a chiedere modifiche all’Italicum condizionando il suo voto al referendum e Roberto Speranza ha già chiarito che senza correzioni voterà no.
Chi invece ha già tratto il dado a sostegno della bocciatura della riforma istituzionale è Massimo D’Alema. La riunione del 15, spiegano dal suo entourage, non sarà un convegno tra studiosi ma una riunione della società civile del centro-sinistra. Non un’assemblea della sinistra per il no ma il primo passo, soprattutto organizzativo, per fare un punto sui banchetti e sui materiali da distribuire in tutta Italia. L’ex ministro degli Esteri, che si confronterà sulla riforma il 16 alla Festa di Roma con Roberto Giachetti, avvierà un suo tour parallelo alle feste del partito: domani sarà a Vicenza, il 31 a Spello e così via fino a novembre.
I renziani non hanno però intenzione di non contro-attaccare. "Non capisco D’Alema - ribatte l’ex delfino Matteo Orfini - la riforma costituzionale è perfettamente in linea con le proposte che il Pds di Massimo D’Alema e i democratici di sinistra facevano al Paese. Trovo difficile capire come mai oggi D’Alema si trovi schierato insieme a quelli che gli organizzavano i girotondi contro quando lui proponeva le cose che non è riuscito a fare e che adesso noi stiamo, per fortuna, riuscendo ad approvare». Argomenti che ricalcano la linea di Renzi in vista della campagna referendaria: il governo è riuscito a realizzare una riforma attesa da 30 anni, su cui tutti, compreso il centrosinistra, hanno fallito.
Anche se la battaglia per il referendum ricomincerà a breve, dopo la sordina messa dal terremoto, il governo non ha ancora deciso la data. L’intenzione sarebbe di convocare il consiglio dei ministri intorno a metà mese così da votare a novembre. «Non chiediamo alcun rinvio del referendum costituzionale a causa dei tragici eventi che hanno colpito il centro Italia, non vediamo alcun nesso», afferma il sottosegretario Enrico Zanetti.

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