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Catania, monitoraggio antisismico per tutti gli edifici dell'Università: "Così l'acceleratore 3D misurerà il rischio"

Uno studio triennale avviato dall’Ateneo catanese sul proprio patrimonio edilizio, in ottemperanza all’obbligo introdotto per gli enti pubblici “strategici” dopo il crollo della scuola di San Giuliano

Catania, monitoraggio antisismico per tutti gli edifici dell'Università: "Così l'acceleratore 3D misurerà il rischio"

Il ritardo è grande, e lo riscopriamo adesso, ancora una volta, davanti al dolore e alle lacrime per il dramma che ha devastato l’Italia centrale. Per questo, in un territorio a elevato rischio sismico quale quello della Sicilia orientale, il tempo deve finalmente essere considerato un valore da non disperdere, e le risorse mirate a una seria prevenzione - ancora minime - dovrebbero precedere l’eventuale emergenza. In una città così esposta al rischio e ancora quasi all’anno zero, un’indicazione importante in prospettiva anche per i privati viene dall’Università, che come tutti gli altri enti titolari di patrimonio edilizio deve procedere per legge, dopo la tragedia del 2002 del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, alla valutazione della sicurezza di tutti gli edifici ad uso pubblico strategico e rilevante. Un obbligo da rispettare, però, con risorse ancora fin troppo esigue.

Il professor Sebastiano Imposa, responsabile del Laboratorio di Geofisica applicata, è anche il responsabile scientifico di una convenzione interna all’Ateneo, che ha permesso al “Gruppo di Geofisica” di avviare il Programma triennale 2015/18 per “Interventi di adeguamento sismico”, che prevedono verifiche su strutture quali il Monastero dei Benedettini, Villa Cerami, palazzo dell’Università e delle Scienze, palazzo San Giuliano, Orto Botanico e Cittadella. «Ogni giorno nelle strutture dell’Ateneo gravitano 15mila persone - spiega il prof. Imposa - da qui l’importanza dell’indagine che stiamo conducendo edificio per edificio, appoggiando alla base di ciascuno degli accelerometri in tre D che registrano il movimento del terreno».

Si tratta di un aspetto cruciale per avviare una seria strategia di prevenzione e pianificazione degli interventi: la frequenza propria del terreno, in sintesi, deve essere diversa dalla frequenza propria del fabbricato, perché in caso contrario una scossa sismica che “sommasse” due frequenze moltiplicherebbe i suoi effetti, cosa che va evitata con gli eventuali interventi conseguenti, per esempio “alleggerendo” le strutture. «A settembre si concluderà il primo anno di questo studio triennale e metteremo già a disposizione degli ingegneri un opuscolo informativo con i dati rilevati - spiega il prof. Imposa - che riguardano i 25 edifici dell’Ateneo fin qui monitorati».

Si tratta di uno studio che si avvale di competenze e attrezzature del Laboratorio di Geofisica Applicata del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali. La metodologia utilizzata consente la valutazione della risposta locale ad una sollecitazione sismica basandosi sull’impiego di misure di tremore ambientale, e in particolare permette di valutare la frequenza naturale del sito, risalire alle frequenze naturali dell’edificio, stimando e individuando la propensione dello stesso a subire effetti torsionali, e ancora evidenziare l’eventuale presenza di effetti direzionali dovuti sia alle caratteristiche fisico-meccaniche del terreno su cui sorge l’edificio sia alle sue caratteristiche costruttive.

L'Ateneo di Catania dispone di un notevolissimo patrimonio edilizio, variamente dislocato sull’area urbana e composto da svariate tipologie di edifici, con una considerevole presenza nel centro storico. I risultati ottenuti dal monitoraggio che si concluderà nel 2018 saranno raccolti in un database che rappresenterà uno strumento indispensabile per la messa in sicurezza degli edifici dell’Università. Una strategia di prevenzione che può segnare la strada per altri enti pubblici e per gli stessi privati che all’indomani del dramma di Amatrice sono tornati a chiedersi qual è l’esposizione al rischio sismico dei propri immobili in caso di scossa. Della stessa strategia fanno parte gli studi di microzonazione sismica di primo livello affidati dalla Protezione civile regionale alle locali Università.

Uno studio da completare al più presto fino al terzo livello, ovvero fino a zone davvero micro, dell’ampiezza di una cinquantina di metri, e qui torniamo al nodo delle risorse, dopo che sono state redatte numerose carte tematiche con i risultati fin qui rilevati su ogni Comune interessato, disponibili sul sito della Protezione civile regionale.

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