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Il dibattito alla Festa dell'Unità. Delrio: «Subito fondi alla Sicilia per le strade e le ferrovie»

Il ministro delle Infrastrutture ha inaugurato la kermesse del Pd a Catania

Il dibattito alla Festa dell'Unità Delrio: «Subito fondi alla Sicilia per le strade e le ferrovie»

L’inizio, com’era prevedibile, è in sordina. Low profile, o se volete partenza moscia, per il più grande partito d’Italia che organizza la prima festa nazionale dell’Unità in Sicilia. Il lutto per il terremoto ha sconvolto tutto e tutti. «Non c’è niente da festeggiare, lo sappiamo bene», scandisce il presidente del partito Matteo Orfini. Di «festa sobria», parla anche il segretario regionale Fausto Raciti, non soltanto per gli eventi di questi giorni, ma anche «perché c’è bisogno di una politica sobria». E anche nel cosiddetto «a margine» dei cronisti, quasi tutti gli spunti - soprattutto col ministro Graziano Delrio, che prende tempo su Vasco Errani commissario per la ricostruzione, «ne parliamo dopo la fase emergenziale» - sono dedicati al post-sisma nel Centro Italia.

Ma il Pd riparte. Da Catania, con il sindaco Enzo Bianco che declina l’Unità, al di là della Festa e dello storico giornale, «come momento di avvicinamento fra Nord e Sud», ma soprattutto come «dialogo fra le anime del partito». Il che apre subito il tema referendario. Che ieri (si veda la scheda a sinistra) è rimasto in background. E allora questo Pd, in attesa del bivio referendario, prova a ripartire. Dal Sud e dalla Sicilia, assicurano. A partire da Serracchiani, che - da governatrice del Friuli - sfodera anche una citazione di Pierluigi Bersani: «Ogni volta che il Nord s’è allontanato dal Sud si stava allontanando anche dall’Europa». La Festa a Catania, dunque, come «segnale importante» di governo e Pd, ma adesso tocca al Mezzogiorno e alla Sicilia, «trovare il coraggio di cambiare». E sfrutta un lapsus («15 anni» anziché «15 giorni», riferendosi alla durata della festa) per augurare lunga vita al governo regionale siciliano.

Al quale Rosario Crocetta con una sfilza di numeri (e conosciamo il suo rapporto con le cifre) aveva rivendicato i meriti, definendo la Festa del Pd in Sicilia «un premio per una Regione presa sull’orlo del default e adesso col Pil più in crescita d’Italia». Ma, ai giornalisti che gli chiedono se sarà l’unico candidato governatore del centrosinistra nel 2017, Crocetta risponde sincero: «Non lo so». Aggiungendo: «Io sono candidato. Sono i cittadini che devono decidere». Lui si sente il cardine di «una proposta politica chiara e alternativa all’ingovernabilità grillina e al trasformismo, al gattopardismo e al neo-cuffarismo». Chiaro?

Ma chiunque sarà il prossimo governatore, la Sicilia batte cassa. E Michela Giuffrida, europarlamentare del Pd, ha il compito di fare il punto della situazione sui fondi per l’Isola. Fra i Patti del governo Renzi e la programmazione Ue, «il problema non è certo la mancanza di soldi». Il nodo, semmai, è «spingere al massimo per superare l’ostacolo del co-finanziamento che blocca le nostre opere».

Sembra un assist per ciò che verrà a dire, qualche minuto dopo, il ministro Graziano Delrio. Che sul gran libro dell’“Italia che riparte” dedica un ampio capitolo alla Sicilia. Annunciando il via libera al potenziamento delle linee ferroviarie Palermo-Messina e Messina-Catania, oltre che una «velocizzazione» dell’iter della Catania-Siracusa. Poco prima, accanto a lui, l’amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, aveva annunciato che «entro dicembre ci sarà il bando della Catania-Catenanuova», con inizio lavori previsto «al massimo a marzo». Delrio, inoltre, prima tira le orecchie alla burocrazia per la ribadisce un altro impegno: «L’autostrada Catania-Ragusa si fa, lo sblocco è definitivo». Una gran sudata, perché «ha richiesto uno sforzo enorme burocratico questo progetto per essere sbloccato». Ma c’è mezza Sicilia che lo aspetta, da sin troppo tempo. E sarebbe davvero una dimostrazione - con i fatti - di una ripartenza dal Sud. «Stiamo in contatto costante, così si riescono a fare le opere, se no, se c'è qualcuno che non fa un pezzo del suo mestiere - dice il ministro - non ce la facciamo». Speriamo sia la volta buona.

Twitter: @MarioBarresi

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