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Banda di rapinatori del Veneto si "appoggiava" a gruppo di siciliani

Ordine di arresto per due catanesi. Le sei rapine hanno fruttato 300 mila euro

Venezia. Un gruppo criminale, con base nella province di Venezia e Padova, supportato da alcuni "trasfertisti» provenienti dalla Sicilia, dedito a organizzare e mettere a segno nel 2015 rapine in banca con sequestro di persona nel Nordest, è stato individuato e bloccato dai carabinieri di Venezia.

I militari del capoluogo lagunare in collaborazione di colleghi di Ferrara, Rovigo, Modena e Prato, questa mattina hanno arrestato 4 persone: in manette sono finiti i catanesi Marco Di Mauro,di 52 anni e Francesco Guardo 25 anni attualmente ristretto presso la casa circondariale di Prato per omicidio; Andrea Gibin 47anni di Chioggia e Stefano Voltolina 51 anni di Milano. Sottoposte all’obbligo di dimora sono state Silvia Ravagnan (45) e Serena Gibin (28), di Chioggia.

Secondo l’accusa il gruppo sarebbe responsabile della tentata rapina alla Banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di sant'Anna di Chioggia (VE) del 30 settembre; della tentata rapina ai danni della banca Cassa di Risparmio di Ferrara, filiale di Porto Viro del 19 novembre; della rapina ai danni della banca San Biagio del Veneto Orientale, filiale di Ceggia del 25 novembre e della rapina del 27 novembre alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, filiale di Copparo.

L’indagine dei carabinieri ha permesso di accertare l’esatta modalità dei colpi. La banda effettuava numerosi sopralluoghi, con accessi simulati all’interno delle banche, con conseguente scelta di quelle ritenute più agevoli anche in funzione delle vie di fuga presenti, i cui tragitti venivano percorsi, per prova, ripetutamente. Una volta in azione il gruppo dimostrava determinatezza nella fase esecutiva, con sequestro di persona ai danni di impiegati ed clienti, che venivano spogliati dei propri beni, nonché dei mezzi di comunicazione e rinchiusi a chiave dai criminali all’interno di locali di servizio, finché i malfattori non avessero asportato, operando con calma e minuzia, tutto il denaro ritenuto necessario.

I colpi messi a segno dal gruppo nell’anno 2015 hanno fruttato quasi 300.000 euro. I militari hanno sequestrato conti correnti, autovetture e cassette di sicurezza.

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