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Matteo Renzi: «Basta polemiche la Sicilia riparta con il Paese»

L'intervista al premier su "La Sicilia": «No a un Sud deindustrializzato non sia solo un luogo di vacanza»

Matteo Renzi: «Basta polemiche la Sicilia riparta con il Paese»

Il presidente del Consiglio, sul tema dei migranti, ringrazia i siciliani, «che hanno dimostrato di essere campioni del mondo della solidarietà, pur tra sacrifici e difficoltà». E rilancia la battaglia europea sulla redistribuzione dei profughi, sulla quale «non arretriamo di un centimetro». Renzi, da premier e da segretario nazionale del partito, non entra nel merito dei tormenti del governo Crocetta e del Pd Sicilia. Si limita a un monito: «Credo che i siciliani dalle istituzioni non vogliano polemiche, ma soluzioni». Quindi, sostiene Renzi, «basta parole, lavoriamo tutti insieme per invertire la rotta e far ripartire la Sicilia».

Sul referendum si soffermerà oggi pomeriggio sul palco di Villa Bellini. Due anticipazioni sul tema. Alla Cgil che s’è schierata con il fronte del no, «rispetta il parere, ma ricorda che nell’organizzazione guidata da Susanna Camusso, «come in altri sindacati», c’è chi «già ha annunciato di voler votare sì». Ultimo riferimento alla calda accoglienza che la Festa di Catania ha riservato a Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani: è «la migliore conferma che il nostro è un partito vivo, aperto, la più grande comunità democratica della scena politica italiana». Con una notazione personale: «Andando in giro per le Feste dell’Unità, però, io ho sentito un altro applausometro, quello a sostegno delle riforme».

 

Presidente, s’è spesso detto e sentito: il Sud non è nell’agenda del governo. Fra Agrigento e Catania è in Sicilia due volte nel giro di 24 ore. Anche per dimostrare che il Mezzogiorno è una priorità?

«In questi mesi abbiamo firmato i Patti per il Sud con Campania, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise, Sardegna, con le città di Bari, Reggio Calabria, Taranto e, in Sicilia, con Palermo e Catania. Ora con la Puglia e la Regione Sicilia. Altro che fuori dall’agenda di governo, Il Sud rappresenta la maggiore sfida per l’Italia: se il Mezzogiorno riparte anche il Paese tornerà a correre. La prima scommessa che dobbiamo vincere, però, è quella di restituire fiducia alle donne e agli uomini del Sud. Le potenzialità che vanta questa terra non riesce ad eguagliarle nessuno, con i Patti vogliamo finalmente mettere ordine al lavoro che c’è da fare».

Al di là del contenuto dei progetti, qual è l’obiettivo che vuole raggiungere con il Patto per la Sicilia e con i Patti per le Città metropolitane, già firmati a Catania e Palermo?

«Con i Patti vogliamo archiviare la stagione dei soldi a pioggia e mettere in campo una strategia diversa e, crediamo, più efficace: impegni precisi, puntuali, verificabili nel corso del tempo, con tempistiche chiare. Governo e istituzioni locali collaborano e si controllano vicendevolmente, con i cittadini che possono verificare se gli impegni presi vengono mantenuti. Massima trasparenza, tempi certi, investimenti che ripartono».

 

Quest’Isola non è solo bella. Ha dimostrato a tutto il mondo di essere anche accogliente e solidale verso i disperati che arrivano sulle nostre coste. Il governo ha posto all’attenzione dell’Europa la necessità di una equa redistribuzione delle presenze. Andrà avanti in questo senso nonostante il vento contrario che ha già soffiato sulla Merkel?

«Intanto su questo mi faccia rivolgere il più sentito ringraziamento ai siciliani, che hanno dimostrato di essere campioni del mondo della solidarietà, pur tra sacrifici e difficoltà. Un comportamento che fa onore all’isola e a tutto il nostro Paese. Sui migranti l’Europa si gioca la faccia e il suo futuro: o è in grado di mettere in campo una strategia comune realmente efficace, oppure rischia di perdere in modo irreversibile la fiducia degli europei. In questi due anni abbiamo fatto importanti passi avanti, il nostro Migration Compact è diventato la base della discussione, ma non basta. Sulla redistribuzione non arretriamo di un centimetro».

 

La Sicilia è tante cose, anche diverse fra loro. È molto pirandelliana: una, nessuna, centomila. A questa terra bastano sole e mare per riscattarsi e darsi un futuro diverso dal modello industriale che mezzo secolo fa ha sedotto e abbandonato intere zone?

«L’ho detto e non mi stancherò mai di ripeterlo: non credo a un Sud deindustrializzato, non si può pensare che il Mezzogiorno sia solo un posto dove si viene a fare una bella vacanza. Ovviamente vale per tutto il Sud, compresa la Sicilia».

 

Da siciliani facciamo mea culpa: sembra che per quest’Isola ci sia sempre bisogno di “aiutini” da Palazzo Chigi. Incompiute, ritardi, fondi non spesi: la Sicilia, a Roma, è stata spesso reputata una sorta di “regione-canaglia”. Adesso, con il cambiamento di approccio voluto dal governo, siamo costretti a fare i compiti a casa. Insomma: ecco i soldi ma dovete meritarli, e noi vi controlliamo. È così?

«Io credo che i siciliani dalle istituzioni non vogliano polemiche, ma soluzioni. E il nostro approccio è semplice: basta parole, lavoriamo tutti insieme per invertire la rotta e far ripartire la Sicilia, come il resto del Paese. Ogni euro dei contribuenti che viene impegnato deve essere speso nei tempi previsti e secondo la destinazione decisa: su questo i controlli sono una garanzia per tutti».

 

Per la Festa dell’Unità ha scelto la Sicilia, ha scelto Catania. Perché?

«Da quando è nato il Pd, mai la Festa del partito era stata organizzata al Sud, mai si era tenuta in Sicilia. Per questo abbiamo scelto Catania. Un segnale di attenzione che abbiamo ritenuto doveroso».

 

Quanto pesa in questa fase ormai cruciale della campagna referendaria l’annunciato no della Cgil?

«Rispetto il parere espresso dall’assemblea della Cgil, così come rispetto le diverse posizioni all’interno del sindacato. Nella stessa Cgil, come in altri sindacati, c’è chi già ha annunciato di voler votare sì. A tutti gli iscritti delle organizzazioni sindacali, però, così come a tutti gli italiani, lancio il mio appello a informarsi direttamente, a giudicare il merito della riforma, a leggere i contenuti del quesito. Lavoratori e pensionati vogliono ridurre le poltrone dei parlamentari, semplificare la politica e ridurre i poteri alle Regioni, oppure preferiscono lasciare tutto com’è? Si vota su questo».

 

Fra gli interventi con maggior riscontro all’applausometro, a Catania, ci sono stati quelli di D’Alema e Bersani. Cos’è, nostalgia del passato o piuttosto la plastica dimostrazione di un partito dove tutte le posizioni hanno diritto di cittadinanza?

«Di sicuro è la migliore conferma che il nostro è un partito vivo, aperto, la più grande comunità democratica della scena politica italiana. Andando in giro per le Feste dell’Unità, però, io ho sentito un altro applausometro, quello a sostegno delle riforme. Il nostro popolo, e lo confermano anche i sondaggi, è in stragrande maggioranza a favore di queste riforme, che attende da decenni e che sono nel Dna della sinistra. Ora il cambiamento, dopo trent’anni di discussioni sterili e bicamerali inconcludenti, è a portata di mano. Basta un sì».

Twitter: @MarioBarresi

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