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Caltanissetta, aziende Asi, ora incombe lo sfratto

Diffida (con ultimatum) dell'ex commissario del Consorzio dell'Area di sviluppo

Caltanissetta, aziende Asi, ora incombe lo sfratto

Una lettera che ha colto di sorpresa gli imprenditori, i quali già da tempo si erano rivolti ai loro legali per risolvere la controversia riguardante l’importo del canone di locazione, ritenuto esorbitante e non corrispondente a quanto previsto dalla legge regionale nr. 33 del 18 maggio 1996 che all’art. 5 prevede «per le imprese artigiane e per le piccole imprese il pagamento di un canone nella misura del 6,50 per cento annuo del valore della costruzione».

«Siamo arrivati al paradosso - dice Salvatore Vancheri, titolare di una torrefazione di caffè ubicata nella via Empedocle - che adesso, invece di mettere in atto iniziative utili per incentivare lo sviluppo e le attività delle imprese locali (ed è questo il vero scopo istitutivo del Consorzio Asi prima e dell’Irsap ora) ci vogliono addirittura buttare tutti fuori, determinando così la morte di quasi tutte le imprese esistenti in contrada “Calderaro”. Ma questo è l’ultimo atto di una vicenda che si trascina da oltre quattro anni e mezzo e che ha portato al quasi totale annientamento della zona industriale di Caltanissetta. La lettera con cui viene intimato lo sfratto arriva a pochi giorni della possibile soluzione dell’intricata questione, poiché per fine ottobre i giudici del tribunale nisseno a cui ci siamo rivolti dovrebbero emettere la sentenza definitiva che dovrebbe porre fine a questa assurda vicenda. Perché dunque tutta questa fretta preannunciandoci uno sfratto che non sta né in cielo né in terra. In questo modo ci vogliono costringere a chiudere, mettendo noi imprenditori sul lastrico e facendo perdere il posto di lavoro ad almeno duecento dipendenti».

«Non è assolutamente vero che noi non vogliamo pagare - dice ancora Vancheri - anzi siamo nella maggior parte dei casi intenzionati ad acquistare i capannoni che abbiamo in locazione. E non è neanche vero che noi vogliamo dar vita ad un contenzioso senza fine, anzi: il vero problema è che invece di sentirci protetti ed aiutati dall’ente che dovrebbe tutelarci, abbiamo l’impressione di essere vessati e trattati malissimo. L’ente sino ad ora ha fatto solo cause nei nostri confronti, che ci costringono ogni giorno ad andare e venire dagli studi legali o dal tribunale: si è creata una situazione in cui a guadagnarci sono solo gli avvocati e, possibilmente, quasi sempre gli stessi. Non è certo un caso che altri imprenditori hanno lasciato questa zona industriale e se ne sono andati a lavorare altrove, portando oltre 75 posti di lavoro a Pietraperzia. In questo modo si fa morire anche la nostra città, dove l’occupazione va riducendosi di giorno in giorno. Se continua così saremo costretti anche noi ad andare via da contrada Calderaro».

«Può servire - racconta ancora Salvatore Vancheri, a nome anche dei suoi colleghi messi in mora dal Consorzio Asi nisseno - fare un confronto con l’affitto di un capannone industriale a Firenze che viene pagato circa 700 euro al mese, compresa la casa di abitazione del custode, e la somma di 1.700 euro che invece viene richiesta a noi a Caltanissetta. A questo va aggiunto che nel capannone che ho in affitto ho speso 90 mila euro per renderlo agibile, poiché quando me l’hanno dato mancava degli impianti per il gas e per l’elettricità ed ho dovuto fare un muro divisorio con l’altro affittuario che mi sta accanto. Poiché queste somme devono essere detratte e scomputate dall’eventuale somma richiesta per la vendita, a questo punto la mia azienda sarebbe debitrice solo di poche migliaia di euro, che io sono ben disponibile a pagare nel momento in cui mi verrà consentito di acquistare il capannone dove lavoro».

«L’ex Consorzio Asi da quasi 5 anni ha avuto un atteggiamento afflittivo nei confronti degli imprenditori della zona industriale - conclude - e ciò avviene trascurando la vera “mission” dell’ente, che è quella di sostenere le aziende, fare marketing, internazionalizzare le nostre attività, promuovere il territorio ed i nostri prodotti. Ma che senso ha tutto questo?».

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