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Rete ospedaliera in Sicilia
ecco tutte le carte con i tagli

C'è chi parla di «semplice bozza» e chi ne attribuisce la maternità al ministro Lorenzin. Ma la Regione, in un documento ufficiale, aveva messo tutto nero su bianco il 29 luglio. E da Roma era già pervenuta la richiesta di integrazioni. Che dovevano arrivare entro ieri

Rete ospedaliera in Siciliaecco tutte le carte con i tagli

Catania. Per l'assessore Baldo Gucciardi - che ha distribuito file Excel su singole parti, senza mettere a conoscenza nessuno del "tutto" - non esiste: è «soltanto una bozza».
Il governatore Rosario Crocetta, dopo averlo declassato a «indiscrezioni giornalistiche», ne ha di fatto attribuito la maternità alla ministra Beatrice Lorenzin, al grido di «non accettiamo diktat da Roma».
Sindaci e addetti ai lavori (manager, primari, medici, sindacalisti), che ne hanno sbirciato soltanto singole parti, sono sul piede di guerra; ognuno senza sapere cosa succede negli altri territori.
E i partiti si scannano su quello che qualcuno definisce un «fantomatico» documento, frutto di «metodi carbonari».

A questo punto sorge pure il dubbio: ma esiste davvero il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana?
La risposta è: sì
E se - fino a ieri mattina - ciò si evinceva, indirettamente, da una nota riservata trasmessa dal direttore generale del ministero, Renato Botti, a Lorenzin (atto che un sindacalista siciliano ha postato su Facebook), ora c'è un certificato di esistenza in vita. "La Sicilia" ha letto le 19 pagine, firmate da Gucciardi e dal dirigente generale del Dipartimento per la Pianificazione strategica dell'assessorato regionale alla Salute, Gaetano Chiaro. Una comunicazione ufficiale datata 29 luglio e indirizzata proprio al ministero della Salute.

Un atto con le «integrazioni scaturenti dagli esiti della riunione» svoltasi due giorni prima. Una relazione completa e organica, con l'elenco puntuale di tutte le strutture del nuovo sistema di rete dell'emergenza-urgenza. Ma, soprattutto, il documento contiene anche l'analisi delle singole discipline - in tutto 41 - con la mappa dei tagli disposti dalla Regione (e poi attribuiti a Roma), poi dettagliati in alcuni allegati ancor più interessanti. Ovvero: la tabella A (con la «sintesi della dotazione di posti-letto»); la tabella B (non compilata nella parte della residenzialità territoriale, ma solo per gli ospedali di comunità); l'«articolazione dello schema di rete per l'emergenza munita della classificazione dei singoli presidi ospedalieri»; la tabella C (con il «dettaglio delle discipline per presidio ospedaliero», di cui sono in possesso i manager sanitari ognuno per l'azienda di competenze); la tabella D («articolazione della rete di emergenza urgenza»). Poi una significativa indicazione segnata in neretto e sottolinea sui «posti letto indistinti». Con una specifica: «In atto è stato mantenuto un plafond pari a 361 posti letto indistinti da riallocare in esecuzione delle sentenze definitive e/o dei contenziosi ancora pendenti presso i tribunali amministrativi». Infine, l'ultimo allegato. L'unico che ha rango di "bozza": il «decreto della riorganizzazione del sistema della rete ospedaliera dell'emergenza della Regione Siciliana». Che doveva essere la naturale conseguenza di tutto il resto della documentazione. Ma che adesso, dopo il pandemonio degli ultimi giorni, è già carta straccia. Perché, dicono tutti, il Piano «va riscritto».

Sarà pure vero, ma - nel dettaglio della scheda che pubblichiamo sotto - il Piano ospedaliero siciliano ha una sua forma ben definita. Con una specifica risposta, data dal direttore generale del ministero dalla Salute, che fa chiarezza sul punto principale: «La competenza in materia di organizzazione sanitaria è affidata all'autonomia regionale, quindi la Regione può definire autonomamente le caratteristiche (reparti, posti letto, ruolo nella rete ecc.) delle strutture che compongono la rete dell'emergenza-urgenza e la rete ospedaliera».
E così è stato, prima che la Regione stessa disconoscesse le scelte messe nero su bianco nei documenti indirizzati a Roma. Tant'è che, nel giugno 2016, «con apposito schema di provvedimento attuativo delle previsioni della legge di stabilità 2016», la Regione stessa ha presentato al ministero «una nuova proposta di riordino della rete ospedaliera». Ed è addirittura arrivata la convocazione al cosiddetto "Tavolo Dm 70/2015", per il 3 agosto scorso. E, in quella sede, l'organo ministeriale ha emesso un parere preciso: «L'istruttoria della documentazione è stata completata». Il tavolo tecnico ha riconosciuto come la programmazione regionale «introduca elementi di chiarezza nell'allocazione delle strutture dedicate all'emergenza-urgenza, abbandonando il modello degli "ospedali riuniti" del quale, più volte, i Tavoli avevano richiesto il superamento». Il ministero, senza entrare nel merito, promuove dal punto di vista tecnico il lavoro della Sicilia. Che ha «inviato tutte le informazioni richieste dal tavolo tecnico per la verifica del provvedimento», ha «programmato i posti letto coerentemente con la disciplina del d.m. 70/2015», ha «in termini generali, rispettato gli standard relativamente ai bacini di utenza delle discipline prevedendo la riorganizzazione di diversi reparti» e, infine, ha «ben articolato la rete dell'emergenza urgenza ospedaliera e territoriale».
Unico neo: «I provvedimenti emanati, ai fini della valutazione definitiva andranno integrati dalla Regione Siciliana». In particolare, il ministero segnala tre «necessità». Ovvero: l'«adeguamento agli standard delle strutture complesse relative ad alcune discipline (es.: chirurgia generale e ostetricia e ginecologia)»; di «programmare la chiusura dei punti di primo intervento attraverso la riorganizzazione delle rete territoriale entro il 2017»; di «tener conto della situazione dell'Ismett».
Ma, per il resto, tutto approvato. Il ministero scrive anche «da notizie di stampa si apprende che il Piano di riorganizzazione sia stato fortemente criticato», ma ribadisce che la Regione «può presentare le modifiche che ritenga necessarie al piano di riorganizzazione, fatto salvo il rispetto degli standard previsti nel Dm 70/15»).

C'era anche una scadenza, per le integrazioni, attese «in qualità di atto regionale formalmente adottato»: il 15 settembre. Cioè: ieri.

Ma a Roma, dopo che la Sicilia s'è risvegliata con un Piano che sembra piovuto dal cielo e che tutti contestano, ieri non è arrivato nulla.

Twitter: @MarioBarresi

IL PIANO REGIONALE INVIATO A ROMA: ECCO COSA CAMBIA REPARTO PER REPARTO

(IL DETTAGLIO COMPLETO NEL GIORNALE IN EDICOLA OGGI, ACQUISTABILE ONLINE)

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