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Siracusa, Garozzo: «Sì, faccio i nomi e mi ricandido»

Il sindaco atteso dall'Antimafia sindaco parla dopo la burrascosa direzione provinciale del Partito: «Foti sapeva che non eravamo la stessa cosa».

Siracusa, Garozzo: «Sì, faccio i nomi e mi ricandido»

Giancarlo Garozzo non arretra di un sol passo rispetto alla denuncia fatta alla direzione provinciale del Pd: «Ribadisco che qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di avere portato all’interno del Pd personaggi che hanno rapporti con la criminalità organizzata. Le carte le ho avute qualche giorno prima della riunione e, considerando che quello fosse il posto giusto dove denunciare politicamente la vicenda, l’ho fatto. Nessuna recriminazione, piuttosto fornirò alla Commissione regionale Antimafia le carte che evidenziano fatti e circostanze. Non posso quindi rivelare nulla di più».

Quale scenario attende la sua amministrazione dopo la sfiducia?

«Nel Pd, sin dal primo giorno del mio insediamento, c’è stato qualcuno in guerra con Garozzo. Per quanto mi riguarda pongo due domande: perché la direzione non ha fatto la stessa cosa nei confronti delle altre amministrazioni comunali del Siracusano a guida Pd? Perché invece di attenersi ai suoi compiti di indirizzo politico, è entrata così pesantemente nelle scelte del sindaco di Siracusa?»

Pensa di ricandidarsi?

«Mi ricandido a sindaco, questo è certo. Riformisti e fotiani lavorano per un candidato alternativo? Lo facciano pure. Ci sarà un momento in cui si dovrà fare il punto e io ci sarò».

La serenità ritrovata di cosa è frutto?

«Ho evitato finora di polemizzare con chi ha occupato le pagine dei giornali con attacchi continui al sottoscritto e alla giunta. A Giovanni Cafeo vorrei ricordare che trovo singolare il fatto che fino a quando era capo di gabinetto gli andava bene il mio motto: “Prima la città e poi il Pd”. Oggi chiede rispetto per il partito. Sarà lui a spiegare ai cittadini la sua coerenza al riguardo. E’ bene chiarire che i fotiani non hanno fatto un errore di valutazione a spingermi a candidarmi, piuttosto si sono aggregati a un processo politico che era in corso, ben sapendo, e sin dal principio, che non eravamo la stessa cosa. Inoltre ritengo che il nome di un sindaco non può essere utilizzato e millantato. C’è un limite ed è stato superato. Chiunque altro può essere utilizzato, non Garozzo».

Si sta togliendo qualche sassolino dalle scarpe?

«E’ da 3 anni che Pippo Gianni si lamenta nei miei confronti. Devo ribadire che al momento delle candidature ha fatto una scelta di centrodestra. Al ballottaggio dice che mi ha sostenuto. Ne prendo atto, solo che lui ha una concezione novecentesca della politica che non ci appartiene».

Il terzo sassolino si chiama Salvo Baio?

«Non capisco a quale guerra fra bande si riferisce. Si è allineato al voto che ha sancito la spaccatura del Pd. Da tre anni assistiamo ad una strumentalizzazione dell’attività della procura da parte di alcuni esponenti del Pd. Questo lo dovrebbe sconcertare».

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