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Viaggio dentro il verminaio di Siracusa, fra mazzette, dossier e "mafiosità" nel Pd

La denuncia di un imprenditore («ho pagato tangenti al Comune per 15 anni») è l'ultimo schizzo di fango sul Comune. Il sindaco, sfiduciato dai dem, ha parlato di «criminalità organizzata all'interno del partito». E domani sarà in Antimafia all'Ars: «Porterò atti e racconterò fatti incontrovertibili». Qualcosa trapela: ecco le ipotesi più accreditate. Ma la consigliera-pasionaria lo sfida: «Garozzo alla frutta, questa storia avrà un epilogo eclatante»

Viaggio dentro il verminaio di Siracusafra mazzette, dossier e "mafiosità" nel Pd

Palazzo Vermexio, sede del Comune di Siracusa

Siracusa. Un marziano. Ieri. Atterra a bordo della sua navicella spaziale.
A Siracusa.

In mattinata, il marziano (con la emme minuscola, per evitare omonimie aretusee) s'imbatte in una conferenza stampa. Al centro del tavolo c'è un signore con i baffi. Indossa una camicia a pois, ha un'aria sofferta. E anche un po' stralunata, davanti a decine di giornalisti. Tutti convocati lì, per l'ennesima denuncia-choc: «Ho pagato tangenti per 15 anni a funzionari del Comune», dice Francesco Abruzzo, presidente della Stes, cooperativa di manutenzioni. Mazzette, regalie, lavori in casa, assunzioni di «figli d'arte». Un «sistema malato», lo definisce, accanto a lui, il deputato regionale del Pd, Pippo Zappulla.

Il marziano, indignato, si sposta da via Raffaello, nel quartiere Tiche, a Palazzo Vermexio. L'epicentro delle inchieste su gettonopoli e sulle fantassunzioni. Che hanno riempito, di macchiette e di fango, arene, salotti e pollai televisivi. Il marziano arriva proprio quando Salvo Castagnino - consigliere d'opposizione, pignolo e rompiballe - viene eletto presidente della commissione Bilancio. A sua insaputa. Senza il suo voto. Ma con quello dei detestati dem. «Vogliono fottermi», è il sobrio commento. E ora che farà? «Mi guardo le carte, ci penso un paio di giorni e poi decido».

Il marziano, piuttosto confuso dalle dinamiche consiliari terrestri, torna alla conferenza stampa. Nella quale spadroneggia la consigliera comunale Simona Princiotta. Del Pd, che la detesta come la peste. L'extraterrestre scoprirà che trattasi della coraggiosa protagonista di decine di denunce (supportate da atti e da centinaia di intercettazioni fai-da-te, tali da farle guadagnare sul campo, oltre che un paio d'intimidazioni, anche l'epiteto di "Mata Hari del Pd") sulle magagne del Palazzo, dal 2013 governato dal suo partito: asili nido, impianti sportivi, appalti allegri e mazzette municipali.
La consigliera, a un certo punto decide di «aprire una parentesi».

Dentro la quale ci sono anni luce di informazioni sconosciute al marziano. Lei parla del «caso Garozzo». Che è Giancarlo, il sindaco. Renziano. Ma renziano-faraoniano, giammai criptorenziano-fotiano. A maggior ragione dopo aver consumato un rito edipico con Gino Foti: 82 anni; ex ras andreottiano della Dc; già sottosegretario; più volte deputato e talvolta indagato; alias «il capo dei due coglioni» - Garozzo medesimo e l'ex capo di gabinetto, Giovanni Cafeo - nelle celeberrime intercettazioni del quartierino di Gianluca Gemelli, ex fidanzato della (per colpa di lui) ex ministra, Federica Guidi.
«I fotiani sapevano che non eravamo la stessa cosa», dice oggi Garozzo strappando idealmente la foto in cui festeggia l'elezione insieme con Foti: «Così non avete bisogno di fare fotomontaggi», scrisse fiero, ostentando il big sponsor su Facebook. Ma, tramite La Sicilia, il vecchio patriarca («simpatizzante, ma non iscritto al Pd») ora si vendica chiedendo «scusa». A «tutte le persone a cui ho chiesto di votarlo» (il sindaco, ndr), ma anche «per averlo scelto e considerato cristiano». Quella foto? «Mi chiese lui di farcela».

La parentesi resta ancora aperta.
Con il suo palmare satellitare, il marziano acquisisce altri dati. Il sindaco di Siracusa domani sarà sentito dalla commissione Antimafia dell'Ars. Oggetto: una frase pronunciata da Garozzo: «Qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di aver portato all'interno del Pd soggetti che hanno a che fare con la criminalità organizzata». Ipse dixit, il 12 settembre, al culmine della tumultuosa direzione provinciale del Pd che lo ha sfiduciato. Perché doveva fare un rimpasto, per ripulire l'immagine dopo la raffica di inchieste; ma ha fatto un rimpastino. Il Pd, però, non gli chiede le dimissioni, né lo minaccia di sfiducia. «Chi resta in giunta con lui, lo fa a titolo personale», è il leggiadro topolino partorito dalla montagna di vertici avvelenati.
A questo punto, il marziano chiama Fausto Raciti. Con il quale si intende subito a meraviglia. «Mafia nel Pd di Siracusa? Sono caduto dalla nuvole - dice il segretario regionale del Pd - perché Garozzo non aveva mai segnalato nulla di così grave al partito. Ho provato a lasciare le questioni giudiziarie fuori dal tavolo della crisi. Sono deluso dal sindaco: non cambiando la giunta, ha perso un' opportunità di recuperare il rapporto con la città».

Nel suo dizionario dei sinonimi stellari, l'extraterrestre digita «criminalità + organizzata». E gli viene fuori: «= mafia». La faccenda s'ingrossa, qui non è questione di rubagalline. Né di mariuoli.
Di cosa parla Garozzo? A chi si riferisce?
Il marziano ascolta Princiotta e Zappulla. Compreso il siparietto, in stile Sandra&Raimondo, sul «ne parliamo ora», «anzi no, per ora non ne parliamo». Un paio di passaggi, lo colpiscono. «Quando finirà il suo circo mediatico, dite al sindaco che io lo aspetto al varco», scandisce la consigliera ai giornalisti, «sia quelli che stimo, sia gli addetti stampa garozziani camuffati». Zappulla motiva «lo sfogo» della compagna di partito con le «ipotesi paventate su una testata nazionale». Il Fatto Quotidiano, che, riprendendo dalle cronache locali il j'accuse del sindaco, ha avanzato due matrici. Una, piuttosto debole, sul consigliere comunale del Pd, Tony Bonafede (entrato come renziano, ma poi disconosciuto da tutti), arrestato ad aprile a Pozzallo, mentre andava Malta con due valigie contenenti marijuana e hashish. L'altra, più pruriginosa, riguarda la consigliera Princiotta. Tirata in ballo, come scrive Diario1984, dal pentito Rosario Piccione.

Che ha confessato di avere avuto una relazione con la donna, alla quale avrebbe chiesto di ospitare in casa Alfredo Franzò, picciotto del clan Bottaro-Attanasio. Princiotta ha smentito e querelato. E ieri parla di «una bolla di sapone», con Garozzo «regista del dossier». Una storia «di 14-15 anni fa», che per Zappulla è «assolutamente priva di fondamento giuridico, ma anche etico e morale». Un'accusa «cancellata, che non esiste».
Il marziano, con i telepoteri, verifica le fonti inquirenti. È proprio così. La vicenda è stata più volte passata al setaccio, anche dalla Dia: nessuna rilevanza.

L'essere verdastro atterrato ieri a Siracusa assiste alla scena madre di Princiotta: «Questi qua - dice, mostrando minacciosa lo smartphone - sono colpevoli dell'80% dei divorzi in Italia e anche della morte politica di molte persone». Il marziano si chiede: che avrà voluto dire? Unico indizio: «Il sindaco è alla frutta, vi annuncio che l'epilogo di questa storia sarà eclatante», chiosa.

Chiusa la parentesi (immensa). Ma il marziano vuole saperne di più. Sindaco, ma cosa dirà all'Antimafia? «Non posso anticipare nulla. Ma non sono certo uno sprovveduto: porterò atti e documenterò fatti incontrovertibili». Sui quali c'è una ridda di ipotesi che trapelano dal Vermexio. La più accreditata riguarda «nuovi elementi» sulla consigliera Princiotta.
Eppure qualcuno suggerisce all'extraterrestre altre piste. La gara sui rifiuti, con bando europeo da 127 milioni, dopo che il servizio è gestito da oltre un secolo dalla stessa famiglia? Forse no. La partita per l'area del nuovo ospedale, indicata vent'anni fa alla Pizzuta e adesso, col Prg scaduto, da scegliere a giorni in consiglio su quattro «fattibili» proposte dall'Asp? Forse no. E l'affare edilizio "Openland", con il sindaco in lotta contro un risarcimento di 40 milioni che qualcuno magari dava per scontato?

Può darsi. «Noi resisteremo a tutti i livelli per evitare che in città si trapianti il "sistema Augusta"», diceva - sibillino, non troppo tempo fa - Santino Armaro, presidente del consiglio comunale e saggio alleato di Garozzo. Riferendosi a una vicenda di stampo "sudamericano", con una spruzzatina di toghe sotto una cappa di finta mafiosità.

Nemmeno il procuratore Francesco Paolo Giordano è prodigo di parole, con l'ospite sempre più smarrito. No comment. Su tutti i fronti. Con il lettore digitale del pensiero, però, il marziano percepisce un certo fastidio - da parte di un magistrato così puntiglioso - nell'essere tirato per la giacchetta da questo o da quell'altro politico. Nessuno scontro con il sindaco, né indagini in stile "dediche e richieste". La Procura ascolta tutti, raccoglie denunce, fa indagini approfondite; archivia o chiede il processo. E così sarà anche su ciò che c'è dietro le ultime parole di Garozzo. Che, com'è giusto che sia, una tappa al palazzo di giustizia l'avrà fatta, prima di vomitare tutto all'Ars.

Il marziano riprende la navicella.
Lascia questa città. Di tragedie millenarie e di farse contemporanee.
«Siracusa è una galassia inesplorabile». Ulula alla luna, mentre fa ritorno a casa.

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commenti 1
  • Dario

    Dario

    22 Settembre 2016 - 15:03

    Io sono Siracusano e non Marziano,... Ma posso assicurare che la città non è può più di questa gentaglia,... Chissà se esistono ancora persone valide e serie capaci di amministrare la nostra amata città... Per adesso vedo solo un grande immondezzaio... Mah!!!

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