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«Vogliamo il posto di ruolo subito»
Le prof precarie scendono in piazza

La protesta delle insegnanti dell'Infanzia: «Sindacati e governo ci hanno preso in giro. Abbiamo subìto di tutto, adesso basta». Alla base della "rivolta" l'esclusione dalle supplenze annuali

«Vogliamo il posto di ruolo subito»Le prof precarie scendono in piazza

Ancora una volta tutte insieme. Ancora una volta a combattere per vedere riconosciuti i propri diritti e per ottenere quel “posto” che spetta loro di diritto. Sono le docenti della scuola dell’infanzia riunite nel comitato “Gae infanzia, vogliamo il ruolo subito”. Un centinaio di loro ha manifestato, ieri, davanti la sede Rai di via Passo Gravina.

Un coro di voci, di fischi e tanti striscioni colorati per “gridare” la loro rabbia. “Gae infanzia, anni di precariato ci avete dimenticato”, uno dei tanti slogan scritto su un cartello. «Siamo qui per manifestare la nostra rabbia - dice Tiziana Bellia - e il nostro dissenso nei confronti di uno Stato che ha messo tutte noi da parte. Prima con la legge 107 del 2015 con la quale è stato previsto un piano di assegnazione straordinario per tutti gli organi di scuola, tranne per quella dell’Infanzia, poi, c’è stato un accordo “traditore” tra i sindacati e il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone con la firma di un contratto integrativo regionale che ha posto le basi per un’illegittimità, creando un danno. E’ stato permesso, infatti, alle docenti “deportate” di occupare i posti relativi al sostegno che prima competono agli specializzati e dopo a noi, precarie da oltre 20 anni».

Quello delle docenti dell’infanzia non è un attacco alle colleghe che sono rientrate nel piano delle assunzioni della “Buona scuola”, ma solo un grido di allarme, che ha il sapore di una guerra tra poveri, per aver riconosciuto il lavoro di una vita. «Sono precaria - racconta Giusy Indelicato - da 22 anni e, fino ad ora, abbiamo sempre raccolto le briciole e accettato qualunque condizione. Adesso, però, diciamo basta. Vogliamo il ruolo e non ci fermeremo finché non ci daranno il nostro posto. Andiamo contro chi cambia le regole, contro i sindacati. Non abbiamo alcunché contro le nostre colleghe “deportate” perché anche loro hanno diritto al lavoro. I sindacati e il Governo, però, ci hanno preso in giro».

La scuola è appena iniziata e le docenti dell’infanzia non hanno ricevuto alcuna chiamata. «Quest’anno - afferma Mariarosa Celano - resteremo a casa grazie a un inganno che hanno ordito alle nostre spalle. Sono sicura che non lavoreremo più perché entro domani le altre colleghe prenderanno il posto che era destinato a noi, quello da precarie. Abbiamo figli, mariti, famiglie, dobbiamo pagare gli affitti, abbiamo una vita, eppure, dopo tanti anni di precariato e di lavoro nella scuola abbiamo perso tutto. Ribadisco che chi ha i titoli per il sostegno ha tutto il diritto di ottenere il posto il ruolo, ma dopo ci siamo noi. Non possiamo essere messe da parte, ancora una volta, per cedere i nostri posti a coloro che hanno chiesto di ritornare a casa».

Oltre al danno, anche la beffa. Non solo per la situazione alla quale sono andate incontro le docenti, ma anche perché chi ha partecipato al piano assunzioni è stato messo da parte, come Francesca Pulvirenti, insegnante precaria da oltre 15 anni. «Ho una famiglia da portare avanti e, quindi, ho deciso di fare la domanda per aderire al piano assunzioni. Il Governo aveva promesso la stabilizzazione per tutti i docenti di ordine e grado e, invece, dopo tante vicissitudini ho ricevuto una lettera nella quale era scritto che non risultavo destinataria di una proposta di assunzione nella fase B. Ho subìto un danno enorme che deve essere riparato. Ho il diritto, così come le mie colleghe, dopo tanti anni di precariato di avere il ruolo».

Le docenti sono decise a lottare con tutte le loro forze. Chiedono a gran voce il ruolo e non si arrenderanno fino a quando non lo avranno ottenuto. Organizzeranno altre manifestazioni e andranno fino a Palermo per far sentire la loro voce. «Non ci fermeremo qui – dicono in coro – e faremo altre proteste contro i sindacati. Questo è stato un tradimento da parte loro e adesso devono trovare un accordo».

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