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Sicilia, norme antisismiche il 70% delle scuole a rischio

Si dovrebbero eseguire più verifiche, ma al momento si controlla solo il 6,9% degli edifici

Sicilia, il 70% di scuole a rischio

Eppure malgrado un territorio esposto come il nostro, le manutenzioni degli edifici non sembrano una priorità per le amministrazioni locali. Lo stanziamento medio per gli interventi straordinari in Sicilia ammonta a 4mila euro per edificio (quasi 34mila euro la media in Italia). E dire che di lavori ne servirebbero, perché più della metà delle scuole sono state costruite prima dell’introduzione della normativa antisismica (risalente al 1974). Il 47,2% sono state tirate su tra il 1941 e il 1974. Mentre il 17,1% tra il 1975 e il 1990; il 10% tra il 1991 e il 2000; altrettante dal 2001 a oggi. Scuole giovani – il caso di Amatrice è emblematico – non sono tuttavia sinonimo di sicurezza: in Sicilia quasi una scuola su due necessita di manutenzione urgente.

L’anello debole è nelle certificazioni, che Legambiente definisce nel suo rapporto «non proprio ottimali». Ecco in sequenza le note dolenti: gli istituti scolastici con certificato di collaudo statico sono il 29,3%, quelle con il certificato di agibilità il 34,7%, con impianti elettrici a norma il 52,5%. Numeri tutti sotto la media nazionale. Sopra la media invece quelli con certificazione igienico-sanitaria e prevenzione incendi.

Dati che fanno il paio con quelli presentati di Cittadinanzattiva, che ha monitorato 150 scuole in tutta Italia, compresa la Sicilia. Le note a margine di questo lavoro sono tante. Tra tutte ne spicca una: in un caso su tre gli enti locali non effettuano gli interventi richiesti dalle scuole. E non sempre per mancanza di soldi. Nella nostra Isola, ad esempio, i fondi messi a disposizione con le ultime cinque ordinanze di Protezione civile (dal 2012 al 2016) non sono stati spesi del tutto. «Stiamo parlando di qualcosa come 140 milioni di euro circa. Somme non utilizzate perché prevedono un co-finanziamento della Regione, che non è stato garantito». Così Giuseppe Collura, presidente dell’Ordine dei geologi di Sicilia, che parla di «paradosso» e denuncia i ritardi sulla messa in sicurezza degli edifici “sensibili” come le scuole. «Una quota parte di questi fondi – spiega Collura – sono destinati agli studi di microzonizzazione sismica. In altre parole, servono a capire in modo dettagliato qual è il comportamento del terreno rispetto all’edificio. La stratigrafia può dare luogo ad un’amplificazione della scossa di terremoto. La differenza tra due edifici costruiti con gli stessi criteri e materiali la può fare il terreno: ecco perché uno può crollare e l’altro no».

La Sicilia è ferma alla microzonizzazione di primo livello. Peraltro solo su 58 Comuni su 282 classificati a rischio sismico. «Si è fatto qualcosa – dice il presidente dei geologi siciliani – nel Val di Noto e in alcune zone del Catanese e del Messinese. Dopo le nostre sollecitazioni, il capo della Protezione civile regionale, Calogero Foti, ha preso l’impegno di spendere circa 17 milioni per completare gli studi di microzonizzazione sismica nei territori della Sicilia orientale e della Valle del Belice. Bisogna recuperare il tempo perduto: nel 2010 la Sicilia è stata la prima regione a iniziare questi studi, ora è l’ultima». Di questi ritardi ha risentito anche l’edilizia scolastica che, come abbiamo detto, sconta la carenza di certificazioni. «Le vere norme antisismiche – conclude Collura – sono quelle introdotte nel 2010 dopo il terremoto de L’Aquila. Le scuole siciliane non possono definirsi sicure al 100%, soprattutto quelle costruite prima degli anni ‘80».

l’anagrafe scolastica

Sono 256 le scuole siciliane che verranno adeguate alle normative antisismiche. Il dato si ricava dagli interventi previsti dai Comuni iscritti all'anagrafe per l’edilizia scolastica, una delle novità introdotte con la legge sulla "Buona Scuola". L’anagrafe è un obbligo per gli enti che vogliono accedere ai finanziamenti. A novembre dello scorso anno sono stati erogati finanziamenti a 129 scuole per complessivi 87 milioni di euro. A febbraio è stato pubblicato il bando per la seconda annualità. Si è calcolato un ribasso medio del 20%: quindi in totale 16-17 milioni, ai quali vanno aggiunti i circa 22 milioni dell’annualità 2016. Dal Po-Fesr Scuola arriveranno altri 157 milioni di euro per il periodo compreso tra il 2017 e il 2020.

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