WHATSAPP: 349 88 18 870

Delitto Loris, Veronica al marito: «Dirò cose sconvolgenti»

Mercoledì Davide Stival a colloquio in carcere con la donna. Che rilancia le accuse al suocero: «È l’assassino. Vi ho dato il movente, ora altri dettagli». Ma lui non le crede. Lunedì 26 l’udienza-clou a Ragusa

Delitto Loris, Veronica al marito: «Dirò cose sconvolgenti»

Catania - «Ti prego, vieni a trovarmi. Devo parlarti». Un invito, il solito. Che diventa il richiamo di una sirena incantatrice con questa postilla: «Voglio parlarti di cose sconvolgenti».
Il mittente è Veronica Panarello, a processo con l’accusa di aver ucciso suo figlio Loris di 9 anni.
Il destinatario è il marito Davide Stival.
Un uomo che, dopo quel maledetto 29 novembre del 2014, ha perso tutto. Un figlio, strangolato e buttato dentro un canalone, a Santa Croce Camerina; un matrimonio, eroso prima dal tarlo del dubbio e poi frantumato dalle prove che inchiodano la moglie-assassina; il lavoro, dopo la conclusione del suo incarico al Comune di Vittoria; e infine l’onore, infangato dall’ultima accusa di Veronica al padre del marito, Andrea Stival, chiamato in correità - da amante - nel delitto del piccolo.
Ma la dignità, Davide, non l’ha mai persa. E nemmeno quella cocciuta voglia di «cercare la verità, qualunque essa sia».
E così ha accettato l’invito.
Mercoledì, nella sala colloqui del carcere di piazza Lanza a Catania, in scena l’ultimo confronto fra i due. «Vado a vedere che vuole», ha riferito lui alle persone che gli stanno più vicino nella nuova vita accanto al figlio più piccolo, l’unico superstite di questa storia di sangue e di merda. Poco dopo le 13, in un orario “strategico” nel quale non ci sono più altri colloqui fra detenuti e familiari, Davide incontra Veronica. Parlano del «piccolino», delle sue ultime foto che lei ha finalmente potuto vedere in carcere. Ma poi il confronto si fa più ruvido: «Hai detto che mi devi dire delle cose importanti?», avrebbe chiesto lui. Lei, poco più di un’ora prima, aveva ricevuto la visita del suo avvocato Franco Villardita. L’ultima, prima dell’udienza di lunedì prossimo nella quale renderà «spontanee dichiarazioni» al Gup di Ragusa. «Veronica è carica, motivata, lucidissima e sta anche meglio fisicamente. È pure ingrassata», rivela il legale. Che, però, è all’oscuro del colloquio.
Veronica, davanti al marito, fa le prove generali del suo one-woman show in tribunale. «Hanno sempre detto che nella morte di Loris mancava il movente e io finalmente ne ho dato uno forte e credibile». Il riferimento, dolorosissimo per Davide, è al coinvolgimento di suo padre. «È stato lui, te lo giuro. L’ha ucciso lui nostro figlio», ripete la detenuta Panarello al marito. Gli rivela che ha «ricordato altri particolari, altri dettagli importanti di quella mattina». Lui la incalza, le chiede di dirle tutto; s’innervosisce. Lei si ritrae: «Dirò tutto lunedì, so già cosa devo dire. Mi crederà anche il giudice, ma prima voglio che devi credermi tu. Devi stare dalla mia parte...». Troppo poco, per sfondare un muro granitico. Costruito con convinzioni personali, ma soprattutto con dati oggettivi. La risposta è quella di sempre: «Veronica, non ti credo».
Anche perché l’indagine per concorso in omicidio e occultamento di cadavere a carico di Stival senior è a un passo dall’archiviazione. Il suocero di Veronica, a prescindere dalla natura del rapporto fra i due, non è collocabile sul luogo del delitto, il suo alibi regge. È ipotizzabile che subito dopo l’udienza di lunedì - o comunque dopo la conclusione del rito abbreviato prevista per metà ottobre con la sentenza del gup Andrea Reale - la Procura di Ragusa scriva la parola fine sul coinvolgimento di Andrea Stival nel delitto. Anche se, in attesa del rigetto ufficiale (sarebbe il secondo) da parte del pm Marco Rota sulla richiesta di “confronto all’americana” fra Veronica e Andrea, la difesa della donna medita di reiterare l’istanza anche al gup. Ipotesi che non scalfisce Daniele Scrofani, avvocato di Davide: «Aspettiamo le dichiarazioni della signora Panarello nell’udienza di lunedì, che non credo sarà risolutiva. Siamo già proiettati alla sentenza, il primo momento di verità dopo quasi due anni di sofferenze per il mio assistito».
Tutto come sempre. Veronica a gridare la sua verità, Davide che non vede l’ora di uscire da quella stanza. Deluso. Da lei, come sempre. E stavolta anche da se stesso, perché ha abboccato a un’esca che già conosceva.
«Ci vediamo lunedì? Ci sarai», gli dice lei alla fine. «Sì», taglia corto lui.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa