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Boss, sesso e appalti, il "Siracusa-gate" all'Ars

Il sindaco Garozzo: «Pd, ecco chi sono gli infiltrati»

Boss, sesso e appalti, il "Siracusa-gate" all'Ars

Garozzo è stato sentito a Palermo per le sue dichiarazioni su presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nel Pd siracusano. L’audizione davanti al presidente Nello Musumeci (presenti i deputati Toto Cordaro, Giuseppe Lupo, Pietro Alongi, Stefano Zito e Antonella Milazzo), ieri mattina, è durata poco più di un’ora a porte chiuse. I verbali sono stati secretati.

Garozzo, ovviamente, deve subito rispondere alla domanda più importante: chi sono i dem siracusani che hanno contatti con la mafia? L’atto di accusa più pesante - come previsto - è contro Simona Princiotta, consigliera comunale del Pd, autrice di decine di denunce contro il malaffare a Palazzo Vermexio, dalle quali sono scaturite numerose indagini. Il sindaco con sé ha una carpetta di documenti. Parte dalle accuse del collaboratore di giustizia Rosario Piccione, legato al clan Bottaro-Attanasio. Il pentito, nel 2002, raccontò di una sua relazione con Princiotta, alla quale chiese di ospitare in casa Alfredo Franzò, all’epoca latitante, presunto affiliato finito nelle carte dell’inchiesta “Tauro” della Dda di Catania. Questo episodio è finito su Diario1984, querelato dalla consigliera. Dal punto di vista della rilevanza penale, la rivelazione sarebbe stata vagliata e archiviata dalla Procura di Siracusa. Garozzo sferra poi un secondo attacco alla consigliera sui «rapporti intrattenuti con un altro esponente mafioso». Si riferisce a un colloquio, sempre ripreso dal periodico siracusano, fra Princiotta e l'ex presidente del consiglio comunale Antonio Sullo, indagato per favoreggiamento grazie ad alcune registrazioni prodotte proprio dalla consigliera. Garozzo deposita un passaggio di quelle intercettazioni. «Tu lo sai - dice Princiotta a Sullo - che mi manda un messaggio Nando Di Paola, di notte, su Facebook, che mi dice: “Vedi che io ti ho già parato una cosa che avrebbe fatto spaventare i tuoi figli”». Di Paola, per la cronaca, è stato condannato in via definitiva a cinque anni e quattro mesi nell’inchiesta “Agamennone” sulle infiltrazioni della mafia nella gestione di alcuni servizi alle Rappresentazioni classiche del 1996 e 1998. Cosa avesse «parato» il boss non è dato saperlo.

Il sindaco accenna anche ai finanziatori della campagna elettorale della consigliera, eletta in una lista avversaria a sostegno dello sfidante di Garozzo, l’ex assessore regionale di Articolo 4 Paolo Ezechia Reale. Accanto a Princiotta ci sarebbero «altri due soggetti del Pd». Non si tratta, però, di consiglieri comunali. Alcuni passaggi, definiti «piuttosto pesanti» da chi li ha ascoltati, sono riferiti a Pippo Zappulla, deputato nazionale fra i leader siciliani della sinistra dem. «È uno dei pochi del Pd che le dà corda», avrebbe detto il sindaco, sostenendo la tesi di una sorta di strumentalizzazione della consigliera da parte di «certi potentati della città che l’amministrazione sta combattendo». Uno degli indizi forniti, in un passaggio comunque «non approfondito», è relativo alla presunta «copertura politica» ai «disegni politico-affaristici» che coinvolge altri soggetti. Un esempio citato in audizione, come anticipato dal nostro giornale, riguarda il caso “Open Land”. Il centro commerciale “Fiera di Siracusa”, in guerra col Comune per la mancata concessione edilizia. Un danno inizialmente stimato in 40 milioni, poi scesi a 25 secondo la stima del Cga. Uno dei link con Princiotta, come emerso dall’audizione, sarebbe il suo avvocato di fiducia, Giuseppe Calafiore, fra i legali anche delle sorelle Frontino (una delle quali citata da Garozzo in audizione) nella vicenda edilizia. L’avvocato Calafiore sarebbe adesso nella lista delle prossime audizioni dell’Antimafia all’Ars. Sarà sentito anche Alberto Palestro, fra i 12 consiglieri comunali indagati per gli appalti alle coop. Ma non è questo l’oggetto della convocazione.

Garozzo l’ha definito «uno dei bersagli della Princiotta». Palestro, ispettore di polizia, denunciato, assieme ad altre due persone, di essere il mandante dell’incendio dell’auto della consigliera, il 14 agosto 2014. Il procedimento è stato archiviato. Ma ci sono anche altre aspetti, fra i quali gli esiti di alcune «indagini personali», da approfondire.

Garozzo cita anche il consigliere del Pd, Tony Bonafede, arrestato dalla polizia con 20 chili di droga mentre si s’imbarcava sull’aliscafo Pozzallo-Malta. E poi avrebbe «minimizzato», dicono, sulle numerose inchieste che negli ultimi mesi hanno toccato Palazzo Vermexio, sostenendo anzi la tesi che la sua amministrazione ha «tagliato i ponti con il malaffare del passato». E sul suo ex capo di gabinetto, il dem Giovanni Cafeo, sostiene che non sarebbe andato via perché indagato, ma «perché per vari motivi s’era rotto il rapporto di fiducia».

«Io non ho fatto attività di indagine - commenta Garozzo all’uscita - spetta a loro. Mi affido al buon lavoro dell’antimafia regionale».

Dopo aver letto le prime indiscrezioni delle agenzie, la consigliera Princiotta passa subito al contrattacco. Invocando, anche a costo di «incatenarmi all’Ars», un’audizione in Antimafia, alla quale Garozzo avrebbe «provato a impedire di ascoltarmi». Vuole «la diretta streaming durante l’audizione, e, se non mi sarà concessa , farò un conferenza stampa all’uscita dove renderò pubbliche tutte le mie dichiarazioni». Vuole difendersi da «parole fumose e senza riscontri» in quello che definisce «il più grande degli autogol». E anticipa il menu della seduta, naturalmente tutto a base di intercettazioni. avrà «il piacere di fare “ascoltare” ai componenti della Commissione chi è, e con chi “parla” Giancarlo Garozzo».

Twitter: @MarioBarresi

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