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Lampedusa tra dolore e speranza a tre anni dalla strage

L'abbraccio di sopravvissuti e soccorritori per l’integrazione

Lampedusa tra dolore e speranza a tre anni dalla strage

Costantino Baratta (S) in compagni di uno dei naufraghi da lui stesso salvati la mattina del 3 ottobre 2013, Lampedusa, 01 ottobre 2016 a Lampedusa. ANSA/ELIO DESIDERIO

LAMPEDUSA Gli abbracci sono di gioia e di dolore. La gioia di rivedere quei volti miracolosamente riaffiorati dal mare, il dolore del ricordo della tragedia che non li abbandonerà mai. Si confondono le emozioni di sopravvissuti e salvatori, di nuovo insieme a Lampedusa per il terzo anniversario del naufragio che si è portato via più di 360 migranti. Una ventina di loro sono tornati, come per ogni anniversario, sull'isola, per onorare le vittime di quella maledetta notte e spendere la loro voce a sostegno dell’integrazione. Si sono dati appuntamento davanti al museo cittadino per commemorare i parenti, gli amici, i compagni di viaggio perduti, in silenzio.
Quasi tutti hanno lasciato l’Italia, hanno trovato una nuova strada. Come Kebrat, che ora vive in Svezia e quella notte era sul peschereccio di Domenico, a poppa, il lato dei cadaveri. "Sembrava morta - racconta Pietro Bartolo, il medico che l’ha soccorsa -. Però le ho toccato il polso e mi è sembrato di sentire un battito, poi un altro flebile. Ho gridato a Domenico che era viva. Lui, con una forza incredibile, l’ha catapultata sulla banchina. Poi la corsa in ambulatorio, aveva i polmoni pieni di acqua, l’abbiamo rianimata».
Piangono e sorridono i sopravvissuti quando rivedono chi quella notte e nei giorni successivi ha dato loro conforto. Poi si siedono tra gli studenti, nel cortile del Liceo scientifico Ettore Majorana, per un incontro organizzato dal Ministero dell’Istruzione. Hanno poca voglia di parlare, spiegano gentilmente di essere provati. Lanciano, però, con la loro presenza un messaggio di pace. «Qualcuno ha detto che il Mediterraneo è diventato un campo di sterminio, perché manca un accesso all’Europa via terra - dice Fernando Vasco Chironda del Comitato 3 Ottobre -. Per questo abbiamo lanciato la campagna per un corridoio umanitario, affinché non si muoia più in mare».
Qui sono arrivati duecento alunni delle scuole superiori di tutta Italia e Europa. Tra gli insegnanti parla Piergiorgio Mori, dell’istituto Giorgio Ambrosoli di Roma. «Spesso in un quartiere come Centocelle, dove sorge la nostra scuola, il migrante viene percepito come minaccia, mentre venendo qui lo studente si accorge che dietro alla presunta minaccia c'è un essere inerme che rischia la vita per venire in Italia». «Queste persone, quando affrontano il terribile viaggio per arrivare in Europa - aggiunge Lorenzo Moriconi, maturando dell’Istituto Commerciale di Terni - sanno a cosa vanno incontro, ma scelgono di farlo perché il gioco vale la candela rispetto alla vita che hanno nei loro paesi».
A Lampedusa le celebrazioni per la Giornata della Memoria e dell’accoglienza, il 3 ottobre, si intrecciano con il Prix Italia, che domani accoglierà il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il governatore Rosario Crocetta e i vertici Rai. Tante le iniziative e i progetti lanciati. Tra questi 'Sanità di frontierà, dell’Osservatorio internazionale della salute, al quale ha aderito anche Bartolo: medici da tutta Italia arriveranno a dicembre sull'isola per dei corsi di preparazione alle emergenze in mare. (ANSA)

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