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Messina, rapinatori catanesi in trasferta condannati a dieci anni di carcere

Per i quattro banditi il tribunale ha emesso una sentenza con complessivi 36 anni di reclusione

Messina, rapinatori catanesi in trasferta condannati a dieci anni di carcere

MESSINA. Pesante tegola giudiziaria per i quattro catanesi che l'8 settembre dello scorso anno tentarono il colpo alla Banca Sviluppo di Santa Teresa di Riva, portandosi via quasi 90 mila euro di bottino.

Lungo la fuga, però, con i carabinieri alle calcagna, si schiantarono con l'auto contro un muro e per loro la trasferta finì in carcere. I quattro sono stati condannati a dieci anni di reclusione per Andrea Fiducia, 50 anni ed Ernesto Marletta, (57 anni di Misterbianco), mentre Antonino Volpe e Cristian Franceschini, rispettivamente 21 e 23 anni, sono stati condannati a 8 anni di reclusione.

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Tutti avevano precedenti guai con la giustizia, soltanto Volpe fino a quel giorno aveva la fedina penale immacolata. Per loro l'accusa, il PM Maria Pellegrino, aveva sollecitato pene più severe, fino a 14 anni di reclusione. La sentenza è del GUP di Messina Salvatore Mastroeni, davanti al quale sono comparsi. I loro difensori, gli avvocati Ornella Valenti e Francesco Maria Marchese del Foro di Catania e Nino Cacia e Massimo Marchese del Foro di Messina, hanno chiesto ed ottenuto che venissero giudicati col rito abbreviato.

I quattro sono accusati di rapina e sequestro di persona: l'8 settembre 2015 hanno scatenato il panico tra Sant'Alessio e Santa Teresa Riva, prima assaltando la Banca Sviluppo e poi schiantandosi durante l'inseguimento. I carabinieri hanno ricostruito le fasi concitate della rapina ed il modus operandi con cui i quattro catanesi hanno agito. Sicuramente un colpo ben studiato, il loro. Quando alle 15.30 hanno fatto irruzione alla Banca Sviluppo di Santa Teresa Riva, in via Regina Margherita, sapevano già che avrebbero trovato un grande bottino. Più di 90mila euro, per l'esattezza. Tre di loro hanno così costretto i dipendenti a consegnare i soldi contenuti nella cassaforte, mentre Marletta aspettava fuori in macchina, su una Fiat Grande Punto. L'inseguimento è scattato poco dopo, quando i militari si sono fiondati sul posto e li hanno intercettati prima che, a tutto gas, si dileguassero nel nulla.

Uno sfrecciare di auto a sirene spiegate per tutto il lungomare fino a contrada Lacco, a Sant'Alessio Siculo. E' proprio su quel muretto che si è conclusa la folle corsa della Fiat Punto. Dopo essersi schiantata, la macchina ha preso fuoco e i quattro vi sono usciti appena in tempo, trovando i carabinieri pronti con le manette. . Uno di loro, Fiducia, ha riportato anche qualche ferita ed è stato accompagnato all'ospedale di Taormina. La refurtiva venne interamente restituita all'istituto di credito.

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