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Processo Loris, l'arringa dura nove ore "Veronica è innocente"

Non ha potuto fare tutto da sola. Marito, per lei pena esemplare

Processo Loris,  l'arringa dura nove ore "Veronica è innocente"

Si è conclusa dopo oltre nove ore l'arringa della difesa nel processo a Veronica Panarello. L''udienza è stata aggiornata al 17 ottobre prossimo per le repliche delle parti. Dopo il gup si ritirerà in camera di consiglio. 
E per la difesa Veronica Panarello è «innocente». Neppure la Procura riesce a «dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che è stata lei a uccidere suo figlio Loris». Perché "manca la 'pistola fumantè» della prova e, soprattutto, perché "lei ha detto la verità». E’ la linea di difesa dell’avvocato Francesco Villardita nell’arringa, durata oltre nove ore, davanti al gup di Ragusa, nel processo col rito abbreviato a Veronica Panarello, accusata di avere ucciso il figlio Loris, di 8 anni. La Procura ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione. La verità della donna è che ad uccidere il bambino sia stato il suocero, Andrea Stival, per evitare che rivelasse la presunta relazione tra loro.

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«Veronica Panarello non è una manipolatrice - dice più volte il penalista in aula - ha effettuato, invece, un difficoltoso percorso intimo e tormentato per arrivare alla confessione della verità». E invita a «superare il sillogismo 'tutti i bugiardi sono colpevoli, Veronica è bugiarda, ergo la Panarello è colpevolè», perché «come tutti i sillogismi è defettibile». Soltanto il racconto dell’incidente, il figlio morto mentre giocava con le fascette, ribadisce Villardita, è una menzogna, dettata dalla paura. La sua partecipazione al delitto sarebbe 'involontaria e inconsapevolè per questo ipotizza il reato di concorso anomalo in un evento non voluto, l’omicidio. E in subordine rispetto alla parziale infermità mentale e al riconoscimento delle attenuanti generiche. Per il resto ha sempre detto la verità: quando ricordava di avere accompagnato il figlio a scuola perché lo aveva rimosso e adesso che accusa il suocero di avere ucciso lui Loris.
Un’arringa sentita, appassionata. A tratti urlata, quella di Villardita. Mirata a demolire punto per punto tutte le accuse della Procura: «In questo processo non c'è niente di certo». Tanto impegnativa che durante una pausa l’avvocato è costretto a cambiarsi la camicia, madida di sudore. Si 'accendè il legale quando parla della «anomalia enorme di questo processo» dove il suocero «è parte lesa, ma indagato per lo stesso reato in un altro procedimento», e dove «la parte civile di Andrea Stival contesta il movente indicato dalla Procura», che ha ritenuto 'plausibilè possa essere legato alla presunta relazione tra nuora e suocero. Ma per i Pm, Andrea Stival con «assoluta certezza non era in casa di Veronica Panarello al momento del delitto». Una ricostruzione che il difensore della donna contesta: «Come dice la mia assistita: il fatto che le indagini non lo collochino nell’abitazione non vuol dire che non ci fosse». E cita a sostegno della sua tesi le consulenze videoforensi che «fanno vedere con certezza una sagoma nella parte posteriore dell’auto» della donna: per la difesa sarebbe il suocero che incontra Veronica per strada e la costringe a prenderlo a bordo. Ma nel tratto interessato una ricostruzione di polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri, dimostrerebbe che non sarebbero mai bastati i 27' impiegati quel giorno dalla vettura guidata dalla donna, ma almeno tre volte tanto, per fermarsi e fare salire a bordo qualcuno. Parla di un’altra "anomalia enorme» Villardita: «Il gran numero di telefonate e contatti tra la mia assistita e il suocero tra maggio e novembre del 2014». E anche della lettera inviata, assieme alla compagna del suocero, Andreina, mentre lei era nel carcere di Agrigento, dove lui aggiunge: «vita mia, sei nel mio cuore, tieni duro, penso sempre a te a al tuo angioletto. Firmato «papà Andrea».
L’avvocato contesta la ricostruzione dell’accusa sull'uso delle fascette come arma per strangolare Loris e ripercorre la ricostruzione data da Veronica: «L'ha ucciso mio suocero con un cavetto usb grigio. Perché - si chiede - Veronica avrebbe dovuto mentire?».
«Non c'è bisogno della pistola fumante - commenta l’avvocato Daniele Scrofani che assiste Davide Stival - in un processo indiziario. E per noi l’oltre ragionevole dubbio è assolutamente superato: Veronica Panarello ha mentito». Non le crede neppure il marito. Che dice: «Voglio giustizia per mio figlio, Veronica deve pagare per tutto quello che ha fatto. Chi è stato deve avere una pena esemplare». Andrea Stival non è in aula oggi perché, fa sapere tramite il suo legale, l’avvocato Francesco Biazzo, «è stanco di sentire le bugie di Veronica», ma "tranquillo e sereno sul resto». La sua compagna conferma in serata il suo alibi a Quarto Grado: «La nostra vita - afferma Andreina Fiorilla - è cambiata, è un disastro, l’unica cosa che è rimasta siamo io e Andrea, il resto si è distrutto tutto».

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