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Alla ricerca del teatro antico "nascosto" tra i Templi

Al via gli scavi ad Agrigento, col rischio che metà struttura sia stata depredata nei secoli

Alla ricerca del teatro antico "nascosto" tra i Templi

Il teatro antico della greca Akragas esiste con certezza. Non vi sono dubbi al riguardo, al di là della cautela ancora tenuta dagli archeologi. Che i Greci costruissero teatri è circostanza ben nota, ma che li costruissero anche i Rodio-Cretesi, non era certo ma solo supposto. Si diceva che se il grande tragediografo Eschilo visse a Gela e se Empedocle, nipote del grande filosofo, scrisse drammi ad Agrigento, un teatro doveva esservi anche lì, a Gela come ad Akragas, tra i templi aviti.

Ma ora il dubbio cede il posto alla certezza, almeno quanto ad Akragas, mentre Gela sconta il prezzo della sovrapposizione urbanistica moderna sull’antica. Ma com’è questo teatro di Akragas? È grande. Grande tre volte almeno rispetto a quello di Morgantina e a quello, supposto, di Vassallaggi - Motyon . Ne deriva che poteva contenere almeno diecimila spettatori.

Molte scoperte, purtroppo, lasciano un che di amaro nell’Agrigentino, soprattutto in presenza del costume moderno (secoli 600-700 ed 800 anche) di depredare vestigia antiche per erigere edifici privati, pubblici, ma anche strutture industriali moderne (uno per tutti il molo di Porto Empedocle, edificato con i resti del grande tempio di Zeus Olympio e, forse, purtroppo, anche con quelli dell’odierno teatro antico, almeno nella sua parte più alta). Sì, perché, se proprio gli anelli superiori, oggi portati in luce dagli archeologi, danno certezza sull’esistenza del monumento, essi stessi, ci dicono che il monumento è stato depredato nei secoli, quanto alla sua parte sommitale. Ed è triste vedere che almeno due-tre file concentriche di tribune (il che equivale ad almeno da 1/3 ad 1/5 dell’intero teatro) sono state “divorate” nei secoli dagli industriosi siciliani in cerca di materia prima già tagliata per edificare.

Non ci rimane che concentrarci , allora, in basso e attenzionare la parte di cavea che discende, nella speranza che la rapacità di noi moderni non sia stata integrale, totale. È lecito, dunque, sperare che questi grandi probabili quadrati di fondazione non siano più visibili ai nostri occhi perché occultati proprio dai superiori gradini che tutti noi ci attendiamo di vedere e - perché no? - di praticare. Insomma, se in alto molto è perso del teatro di Akragas, in basso la cavea può essere ancora integra o quanto meno leggibile o integrabile con sovrastrutture e impalcature moderne che rendano il monumento nuovamente fruibile. Non può escludersi che si sia in presenza di un impianto classico e greco puro. Ciò consigliano e suggeriscono la scarsità degli interventi romani sui monumenti agrigentini in genere (si ricordi che in età romana il vicino bouleuterion venne mantenuto inalterato nella sua struttura essenziale e semplicemente venne adornato con marmi policromi, fungendo da odeon); la scarsità di presenza di materiale laterizio, tipico degli interventi romani di età imperiale (si veda l’esempio di Tauromenion e di Katana); la semplicità delle strutture finora ritrovate nel teatro; la tendenza di Roma ad intervenire scarsamente sulle strutture monumentali siciliane in età repubblicana e la tendenza parallela di valorizzare, in età imperiale, altre aree, quali la Sicilia orientale e la province del Nord Africa, ove notevole fu l’impulso monumentale.

Intanto anche nell’interno della Sicilia, a Vassallaggi (Motyon) territorio di San Cataldo - la più importante tra le città greche fondate da Akragas nell’interno - c’è fermento per la notizia, data già del 2012, del possibile rinvenimento sia del teatro che del bouleuterion. Forse la scoperta del suo grande fratello della costa potrà contribuire a farlo riemergere dall’oblio…

Questo, però, è sicuro: l’aquila di Akragas è tornata - con assoluta certezza - a scrutare dall’alto il suo grande teatro. Teatro che c’è, dunque! Ed è già gioia tra coloro che amano le grandi vestigia di questa Terra.

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