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Udc, Casini battezza la scelta dei siciliani: «Cammino con il Pd»

L'ex presidente della Camera: «Il centrodestra non esiste più». D'Alia: «Alleanza strategica, non ritornerà la stagione opaca»

Udc, Casini battezza la scelta dei siciliani: «Cammino con il Pd»

Il che, detto così, sembra anche meno della scissione dell’atomo. Del protone, persino.

E dunque in una domenica di sole e di bagni d’autunno, entrando nel centro fieristico affollato, il legittimo dubbio è che gli autobus parcheggiati nel piazzale e le persone sciamanti siano qui per tutt’altra ragione.

“C’è un padre che ti aspetta”, si legge in un totem autografato dall’ex calciatore del Catania, Nicola Legrottaglie.

Ma la folla non è qui per il raduno della chiesa evangelica.

La notizia - la prima - è che ci sono almeno duemila persone a fare da testimoni (non di Geova) al battesimo, di fatto, di un nuovo soggetto politico. Che non sia l’Udc di Cesa è chiaro, che sia col simbolo dell’Udc lo decideranno i tribunali. Ma è chiaro che i centristi siciliani hanno deciso da che parte stare.

Con Pierferdinando Casini. Che a Catania - e questa è la seconda notizia - si riprende la scena nazionale, non ancora il partito («non mi interessa parlare di Udc, sono qui per il referendum») con una prova muscolare. L’ex presidente della Camera parla da padre nobile. E poi, evangelicamente, traccia la via.

Verso il 4 dicembre, con un sì senza se e senza ma. «Gli elettori moderati saranno decisivi e la vittoria non sarà del Pd, ma degli alleati centristi».

Ma soprattutto verso un quadro politico finalmente più chiaro. «Perché l’alleanza del Pd? Il mondo è cambiato: il nemico non è più il comunismo, ma il populismo», dice Casini.

Nelle prime file annuiscono i capibastone dell’Udc siciliana. Ci sono tutti - e questa è la terza notizia - compreso il capogruppo all’Ars, Mimmo Turano, amico personale di Cesa.«Conosco il travaglio di tanti di noi, l’amarezza e il disagio generati da situazioni assurde», ammette Turano. Che però punta dritto verso «un nuovo soggetto politico», lontano dal «centrino rissoso e irrilevante». Assenti, più che giustificati, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, in missione istituzionale a Lepanto, e la deputata Margherita Ruvolo, per motivi di salute. «Ma in questa partita ci siamo tutti, nessuno escluso», giura il segretario regionale del partito, Adriano Frinchi, brillante espressione fisiognomico-politica di Gianpiero D’Alia.

Ed è proprio quest’ultimo - quarta notizia - a essere acclamato leader siciliano del partito. Il presidente del’Udc e separato in casa col segretario Cesa, è molto più esplicito di Pierferdy: «Il referendum - dice D’Alia - cementerà l’alleanza strategica dei moderati con il Pd». E poi scandisce: « Il primo banco di prova sarà la Sicilia, dove saremo uniti per impedire il ritorno dei protagonisti di una stagione politica opaca che ha fatto enormi danni alla nostra terra». Sottintesi, sussurrano in sala, «Cuffaro, Lombardo, ma anche Micciché».

Musica per le orecchie dei dem. Presenti in massa - e questa è la quinta notizia - come se fossero alla Festa dell’Unità ad ascoltare il vangelo secondo Matteo. In platea, fra gli altri, il sindaco Enzo Bianco e il sottosegretario Davide Faraone, il segretario regionale Fausto Raciti, il vicepresidente dell’Ars Peppino Lupo, il deputato Giuseppe Berretta. A loro l’assessore Giovanni Pistorio consiglia di «non chiudersi nell’arroganza della propria autosufficienza», anche perché «senza di noi il Pd non vince».

Ma ci sono - sesta notizia - altre presenze illustri. Il duo Pino Firrarello-Giuseppe Castiglione, innanzitutto. E poi l’ex rettore Roberto Lagalla, l’ex ministro Salvo Andò, i deputati Andrea Vecchio e Carmelo Lo Monte.

E infine - ma questa non è una notizia - c’è il convitato di pietra: Rosario Crocetta. Nonostante lo stesso D’Alia fu uno dei demiurghi della sua candidatura nel 2012. Casini parla di «problemi di Crocetta sui quali non voglio entrare» e si smarca dal toto-candidati, con D’Alia in gioco: «È l’ultima delle mie preoccupazioni». Il sanguigno deputato regionale Marco Forzese si autocensura nel definire (soltanto) «non energica» l’azione di Rosario, al quale chiede di «fare un passo indietro, per mettere mano ai problemi veri».

Ovazione finale per Casini. Sembra uscito dalla macchina del tempo. Identico a se stesso. Come ai tempi del Cav. I duemila “Centristi x il Sì” escono, dopo aver officiato con i saluti finali il rito della firma del registro presenze. E si confondono con quell’altro evento in corso alle Ciminiere.

“Il Paradiso (non) può attendere” è il tema del raduno. Quello degli evangelisti di Legrottaglie, s’intende.

Twitter: @MarioBarresi

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