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Il retroscena: gli alfaniani promessi sposi ma col tormento

Castiglione spinge il «nuovo soggetto» verso il Pd. Contro i residui nostalgici

Il retroscena: gli alfaniani promessi sposi ma col tormento

Catania. In prima fila, alla kermesse centrista di Catania, ci sono Giuseppe Castiglione e Pino Firrarello. Ovvero: l’Ncd di Angelino Alfano. Che osserva con interessata attenzione lo strappo siciliano nell’Udc.

Anche perché gli alfaniani sono dalla stessa parte della barricata. Nel referendum, schierati con chiarezza per il Sì. E nella fedeltà al Pd. A Roma, con orgogliosa chiarezza; Palermo, seppur con goffa mistificazione.

«Non siamo i promessi sposi di nessuno», disse in estate Alfano riferendosi a Matteo Renzi. Ma in questi mesi ne è passata, di acqua, sotto i ponti centristi. L’appello a Forza Italia, lanciato dal ministro dell’Interno a Giardini Naxos, è caduto di fatto nel vuoto. Nonostante i buoni uffici di Stefano Parisi, sopraffatto dai colonnelli del Cav. Poi c’è stato anche l’happy hour a Sciacca, nel quale Angelino ha presentato la truppa dell’Ars al premier.

E adesso la svolta di Gianpiero D’Alia, che a Catania - con la benedizione di Pierferdinando Casini, davanti al plenum dell’Udc siciliana - indica «l’alleanza strategica» con il Pd. A partire dall’Isola.

Se uno più uno fa due, allora stavolta il matrimonio si farà. Con l’Ucd Trinacria-style. «Noi pensiamo a un nuovo soggetto politico che non sia una somma di sigle, ma un’aggregazione dove ognuno si possa sentire a casa, compresi gli amici dell’Udc», dice Castiglione. Certo che «il vecchio centrodestra non esiste più». Il sottosegretario di Bronte è uno dei pontieri dell’alleanza con il Pd. E ieri magari non l’avrà presa bene, quando gli è arrivato quel birichino sms che gli segnalava la presenza dell’europarlamentare Giovanni La Via, all’«altra manifestazione». Ovvero: il rassemblement del centrodestra siciliano promosso da Forza Italia. Nella quale Gianfranco Micciché ha accolto Renato Schifani, “gemello diverso” di Alfano, fra le bordate a raffica contro il ministro agrigentino. Non è dato sapere se il presenzialismo iperdialogante di La Via sia un gioco delle parti o un effettivo distacco da Castiglione.

Ma tant’è. «Tanto lui - dicono a Bronte - senza di noi non va da nessuna parte». E poi i tormenti di Ncd non riguardano le ambizioni dei singoli.

Le questioni sono altre. Primo punto: quando lanciare il nuovo soggetto politico? Qualcuno voleva rompere gli indugi fra fine ottobre e novembre. Ma la lungimiranza post-democristiana ha consigliato di rinviare a dopo il referendum.

E poi nel partito c’è qualche mal di pancia dovuto alla rotta. «Siamo in mezzo a un guado, dove prendiamo fucilate dal centrodestra e fucilate dagli alleati del Pd», ammette il deputato regionale Enzo Vinciullo. Che sarebbe, per estrazione e per convinzione, fra i meno propensi a svoltare a sinistra. Anche se l’alleanza con D’Alia sarebbe il male minore, perché, sostiene il deputato siracusano, «unirebbe due potenziali debolezze in una forza: 5 più 5 fa il 10 per cento». Cesa? «In Sicilia non esiste: con lui sarebbe 5 più 0,5...». Ma non è soltanto il conteggio a far resistere Vinciullo (e non solo lui) dalle sirene incantatrici degli ex alleati di centrodestra. «Contro di noi hanno un atteggiamento ostile, villano, al limite della calunnia», ammette. E allora, nonostante «l’inaffidabilità del Pd dimostrata ogni giorno all’Ars», Ncd potrebbe arrivare compatta ai prossimi appuntamenti.

A partire dalle Regionali, dove Castiglione è certo che il «nuovo soggetto» potrà avere un fortissimo potere contrattuale sul Pd impaurito dall’avanzata grillina. «Potremo esprimere un candidato e sarà un candidato molto forte». Anche a costo che l’interessato (o l’interessata) debba rinunciare a importantissimi ruoli romani.

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