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Borghi, frontiera del turismo di nicchia

Simboli del vivere slow nazionale, sono in cima ai desideri degli stranieri. «Non siano solo belle cartoline»

Borghi, frontiera del turismo di nicchia

Ma rispetto al grande fervore che c’è attorno ai borghi, esiste anche il problema del loro spopolamento. Un aspetto che rischia di consegnarli, senza se e senza ma, agli investitori stranieri. Il rischio è che diventino delle belle cartoline con alberghi diffusi a cielo aperto ma senza abitanti e attività “autoctone”. Lo conosce bene questo rischio il presidente dell’Unione nazionale Pro loco d’Italia, Antonino La Spina, da Sant’Alfio che, proprio sulla valorizzazione dei borghi, sta spendendo buona parte del suo tempo.

«C’è una parte di mondo politico che vuole rivalutare i borghi per una maggiore offerta turistica legata all’aspetto più vero e autentico della conoscenza del nostro Paese cosa molto richiesta - dice - e poi c’è anche la salvaguardia del borgo, obiettivo che potrebbe diventare una motivazione in più per ripopolarli. Come Unpli abbiamo il progetto che si chiama “Aperto per ferie” per il quale abbiamo proposto al ministro Franceschini agevolazioni fiscali, detassazioni e l’istituzione di vere e proprie zone franche per le piccole attività commerciali, le botteghe storiche, gli artigiani disposti a proseguire le loro attività nei borghi di fatto mantenendoli vivi. Il ministro ci ha dato un segno di apprezzamento e credo che abbia già in previsione una direttiva in questo senso».

Il fatto di essere isolati e isolani può aver preservato di più i borghi siciliani?

«Da questo punto di vista non credo, l’unica cosa che abbiamo avuto è stata la proclamazione di “Borgo dei borghi” per tre anni consecutivi, per cui possiamo vantare queste eccellenze, però borghi che mantengono una qualità molto alta ci sono dappertutto, penso alla Toscana, all’Emilia, ai tanti nelle Marche che, dopo il terremoto, vivono grandi difficoltà non solo oggettive ma anche legate al contraccolpo per il calo delle presenze turistiche».

Insomma i borghi riscoperti come business del turismo?

«Beh, c’è un interesse molto forte che risponde ad un certo turismo di nicchia. Noi come Unpli ci stiano occupando dell’aspetto del patrimonio culturale-immateriale di queste comunità. E’ un lavoro che stiamo strutturando mettendo a punto un “Registro del patrimonio immateriale” - in parte scritto, in parte conservato in video - fatto di testimonianze degli abitanti dei borghi (sul nostro canale Youtube ce ne sono 1300) che raccontano, per esempio, le attività artigiane che stanno scomparendo e che noi, invece, vogliamo preservare».

Per esempio?

«Assieme all’Unesco stiamo raccogliendo tutte le iniziative legate alla Pasqua con i video realizzati nel corso delle Settimane sante. Il registro sarà un Archivio virtuale di memorie immateriali. La nostra pagina ha fatto registrare più di 3 milioni e mezzo di visualizzazioni».

Sarà un registro che parla di storia o dal quale può partire anche un futuro per rivalutare il saper fare delle comunità dei borghi?

«Il registro riporterà la storia degli eventi di qualsiasi natura, dalla festa religiosa alla sagra tipica, a questo aggiungeremo le storie della gente che ci racconta la storia del luogo, fatta di proverbi, usanze, tradizioni. Tutto questo diventa una sorta di storytelling. Faremo anche dei corsi perché le popolazioni diventino consapevoli di quello che hanno in modo da poterlo comunicare. A volte un grande evento non è considerato tale da una piccola comunità. Noi diamo loro gli strumenti per poterlo promozionare, la possibilità di collaborare con altri enti, come Touring club o l’Associazione dei borghi più belli d’Italia».

Che differenza c’è tra un paese e un borgo? Non tutti i paesi saranno borghi e viceversa...

«Infatti questo è un aspetto ancora da chiarire. Nella fase attuale stiamo prendendo in considerazione tutti i borghi che sono stati individuati dall’Associazione borghi più belli d’Italia, quelli bandiera arancione del Touring, quelli selezionati dall’Associazione Borghi autentici d’Italia e i borghi marinari, che sono complessivamente circa 1000. Dopodichè come “Comitato di Coordinamento per i Borghi turistici italiani” in seno al ministero, stiamo lavorando per stendere i regolamenti di selezione di un “borgo”. Il Mibact, per esempio, ha stabilito per i borghi un limite massimo di 5.000 abitanti, mentre per «Borghi più belli d’Italia» il limite sarebbe di 15mila. Da questo punto di vista stiamo ancora lavorando.

Sarà una bella battaglia...

«E’ chiaro che ognuno vorrebbe entrare nei parametri».

Oggi c’è una grande sensibilità per rivalutare i borghi, però per decenni li abbiamo trattati male, distruggendo paesaggi, facendo scelte scellerate sul piano ambientale, sopprimendo le piccole ferrovie che li collegavano...

«Sicuramente nell’aspetto della valorizzazione dei borghi ci sta anche questo: preservarli da alcuni aspetti negativi del passato, magari indirizzare i finanziamenti verso alcuni servizi indispensabili da mettere a disposizione degli abitanti. I disagi che vive oggi un borgo non sono da prendere sotto gamba. Se la gente scappa è perché non ci sono collegamenti adeguati, sia strutturali che tecnologici, in molti casi non c’è l’adsl».

Così gli abitanti se ne vanno e gli stranieri comprano i borghi italiani. Come si fa ad impedirlo?

«Questo è un po’ più complicato perché è chiaro che se c’è chi vuole acquistare non puoi impedirlo. Al momento abbiamo verificato con l’Enit (L’Agenzia nazionale del turismo ndr) che c’è una forte richiesta da parte dell’estero per venire a trascorrere le vacanze nei borghi italiani. La questione dell’acquisto è un passaggio che affronteremo più in là, magari a maggio in previsione degli Stati generali dei borghi che si dovrebbe tenere a Roma».

Non avrà visto tutti i mille borghi d’Italia, ma uno che le sarà rimasto nel cuore c’è?

«Le rispondo non da presidente dell’Unpli, ma da siciliano: Novara di Sicilia. Oltre l’aspetto paesaggistico ha come bene immateriale il palio del Maiorchino (il lancio delle forme di formaggio tra i vicoli del paese nel periodo di carnevale ndr). E’ un bellissimo paese, con tradizioni ancora molto vive».

Twitter: @carmengreco612

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