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Crocetta e quell'idea che gli piace tanto: «Potrei candidarmi a sindaco di Catania»

«Me lo chiede la gente», spiega l'ex governatore che è già stato sindaco di Gela

Catania - «Andiamo a mangiare? Una cosa leggera, ma andiamo in piazza Duomo». Sul chester bianco dell’hotel Nettuno, circondato dai suoi fedelissimi, all’ora di pranzo quella di Rosario Crocetta non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono. «Voglio stare in mezzo alla gente...».


Non è che s’è messo in testa una pazza idea?
«Non è una pazza idea, non è una mia idea. Mi capita di incontrare dei cittadini che mi chiedono con insistenza: “Ma allora si candida a sindaco?”. E devo dire che in passato, a Gela e alla Regione, mi è capitato di essere candidato senza saperne nulla, lanciato dal basso o da gruppi su Facebook».


Crocetta candidato sindaco a sua insaputa?
«A mia insaputa circola questa voce, fra i cittadini. Io piaccio al popolo, ma non piaccio ai potenti. Sinceramente questa idea non l’ho ancora valutata. Ma una cosa è certa: il prossimo sindaco di Catania non può essere scelto con gli inciuci fra i partiti. Questa città è stata amministrata, male, da centrodestra e centrosinistra. I grillini non hanno progettualità di governo...».


E dunque arriva Super Saro a salvare i catanesi...
«Dunque c’è bisogno di un progetto civico trasversale. Io lavorerò per questo. Farò in modo che ci possa essere un’offerta politica di questo tipo».


Qual è il suo rapporto con Catania?
«Io sono di Gela e vivo a Tusa. Ma Catania ce l’ho nel cuore. La sento mia, molto più di Palermo. Mia madre si chiamava Agata, sono stato sempre un devoto della patrona. Venivo alla festa quando non mi conosceva nessuno, venivo da presidente. E sono tornato anche quest’anno».


Un po’ poco per fare il sindaco...
«Ci sono anche episodi misteriosi che mi legano a Catania. Da presidente era giusto che li tenessi per me, ma ora è il momento di raccontarli».


Buio in sala...
«Quando ci fu l’incidente, al casello di Cassibile, quando stavamo morendo, ho avuto un momento di panico e di terrore. E ho visto l’immagine dell’Immacolata, che mi diceva: “Ma perché ti disperi? Vuoi morire disperato?”. E poi ci salvammo. L’indomani, quando accompagnai a Catania gli uomini della scorta in ospedale, alle sei del mattino andai al Duomo per ringraziare per la grazia ricevuta. Quel giorno la messa si celebrava a sinistra dell’altare centrale, dove c’è la statua dell’Immacolata. La stessa che mi era apparsa».


Crocetta sindaco per segno divino...
«Ma c’è anche un’altra storia, più scherzosa. Per Sant’Agata, quest’anno. Uscivo dal Duomo, mi piace seguire la festa al di là delle transenne delle autorità. E a un certo punto un devoto catanese mi fa: “Rosario, dicci a Renzi ca i cristiani sunu pa’ parola e i voi pe’ corna...”. La voce dei catanesi: hanno capito il gioco al massacro di Renzi. “Resisti Rosario, non ti ritirare...”».


Addirittura. Visto che siamo nel discorso: il Pd è ancora il suo partito?
«Se resta com’è no. E a maggior ragione se Renzi, dopo il 4 marzo, sarà disposto a governare non solo con Berlusconi, ma pure con la Lega. Io sono un sicilianista convinto e trovo ridicolo chi in Sicilia sta con la Lega, che non imbarca solo persone perbene. Questo Pd, che non candida me, Lumia e Antoci, non può essere il partito in cui credevano tanti progressisti».
Antoci, rimosso dal Parco dei Nebrodi, ha attaccato Musumeci. Che gli ha risposto: «Ho paura di chi ostenta il proprio impegno antimafia».«E allora dovrebbe avere paura di se stesso, visto che per cinque anni ha ostentato l’impegno di presidente della commissione regionale Antimafia».


Antoci l’aveva già rottamato il Pd...
«È un progetto trasversale di cancellazione dell’antimafia. Un progetto che vede impegnato Renzi, che non ha più voto d’opinione e cerca quello dei notabili, ma anche i signori del centrodestra che in Sicilia hanno avviato la restaurazione del peggior passato. Loro si fanno i loro interessi, mentre Renzi è in crisi di panico. Il Pd ha raccolto l’eredità di Gramsci e di Sturzo, di Moro e di Berlinguer. E ora in Sicilia ci siamo ridotti a... Faraone».


Perché ce l’ha tanto con Faraone? Sembra una questione personale...
«Non lo è. Il tema è che lui non ha il physique du rôle. Non l’ha mai avuto... In un’intervista l’ho definito un bimbominkia (e ride di gusto, ndr), ma ho sbagliato».


Allora la notizia è che vuole chiedere finalmente scusa a Faraone?
«Ma no, è lui che dovrebbe chiedere scusa a me per i cinque anni d’infermo che mi ha fatto passare. Voglio completare il concetto: nuddu si pigghia si nun s'assumigghia. Quindi il bimbominkia supremo è Renzi. Ma ora ho fame, vado a mangiare in piazza Duomo, in mezzo ai tanti catanesi che mi vogliono bene».
Buon appetito.
Twitter: @MarioBarresi

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