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San Cono, ecco il video shock dell'aggressione agli egiziani

Le immagini esclusive del pestaggio di tre minori egiziani ospiti del Cpa di San Michele di Ganzaria ad opera di tre giovani di San Cono finiti in manette

SAN CONO - Urla. E pianti. Ma non solo: paura, istinto di sopravvivenza, rassegnazione. Il terrore che singhiozza in lingua araba. «Per favore, no parlo italiano», implora una delle vittime predestinate. In un’inquadratura si scorge la campagna brulla, dal verde sbiadito. Fin quando si ascolta una voce dall’accento siciliano: «Spara, spara...». Un altro giovane grida: «Merda, siti merda».

 
S’intravvede una pistola. Qualcuno pronuncia la parola «fimmini». Altre urla. E pianti. Sopraffatti da una minaccia, in dialetto: «Pezzi di merda, ve ne dovete andare, non dovete venire più in paese». Perché «o mo’ paisi nun s’abbabbia». Già, non si scherza. Davvero. Poi le immagini si fanno confuse. Ma si ode, nitidamente, un colpo sordo. Una mazza da baseball. Infierire su un corpo nero e segaligno.

 
Missione compiuta. «Amunnini, carusi. Amuni’...». Si sente un’auto che sgomma. Mentre il video si chiude col viso di un ragazzino ferito, in preda a un rantolo affannoso col sole cocente in sottofondo.
È la prova madre. In tutto due minuti e cinque secondi. Un microfilm dell’orrore, girato dal telefonino di uno dei tre minorenni egiziani aggrediti, che incastra gli aggressori.

La Procura e i carabinieri di Caltagirone non hanno dubbi: è un «agguato premeditato», quello che s’è consumato in una stradina sulla Provinciale 60 fra San Michele di Ganzaria e San Cono, nel pomeriggio di sabato. Tre giovani di San Cono (ma della spedizione farebbero parte anche altri due) hanno massacrato di botte quattro egiziani minorenni ospiti del Cpa di San Michele di Ganzaria, tutti fra i 16 e i 17 anni, colpendoli con delle mazze da baseball e col calcio di una pistola ad aria compressa. Accanendosi su un sedicenne, M. M., più volte bastonato in testa. Il ragazzino, trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Caltagirone, viene subito trasferito al Garibaldi di Nesima. Nella struttura catanese va sotto i ferri, in nottata: intervento neurochirurgico per rimuovere un grosso ematoma al cervello. Adesso è in coma farmacologico e da una Tac effettuata in mattinata è stato accertato che l'ematoma è stato completamente rimosso. La prognosi però resta riservata e le condizioni sempre delicate. Per gli altri tre migranti, invece, contusioni su varie parti del corpo: 5 giorni di prognosi.

Il video-shock, tratto dallo smartphone di uno degli egiziani, dà un nome ai primi due aggressori: i fratelli Giacomo e Davide Severo, 32 e 23 anni, di San Cono. Ma i carabinieri del Nucleo operativo di Caltagirone (coordinati dal luogotenente Tommaso Cilmi, che in questi giorni guida anche la Compagnia), grazie anche ai colleghi di San Cono e San Michele, identificano anche il terzo aggressore: Antonino Spitale, 18 anni. In casa del più piccolo dei fratelli Severo viene trovata (e sequestrata) la pistola, una “Keymore” calibro 6. Tentato omicidio in concorso, lesioni personali e porto illegale di armi improprie: dopo il fermo, disposto dal pm Vincenzo Calvagno D’Achille, i tre ragazzi di San Cono sono nel carcere di Caltagirone. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Giuseppe Verzera. Il quale, precisando che «la ricostruzione è in corso, con la raccolta di testimonianze per andare anche oltre il già emblematico video», afferma con la consueta schiettezza: «Non possiamo per ora escludere la matrice razziale dell’episodio».


I quattro giovanissimi migranti sono fra i 25 che vivono nel Centro di prima accoglienza gestito dalla cooperativa “San Francesco”. È a poche centinaia di metri da qui, in contrada Consorto, che è avvenuto il raid punitivo. Con due auto, una bianca e una scura, a interrompere il cammino degli egiziani, di ritorno dal mercato settimanale di San Cono dove hanno appena comprato delle magliette. «Futili motivi», dovuti a «pregresse incomprensioni» fra i giovani locali e gli egiziani del Cpa. Per capire cosa c’è dietro bisogna aspettare. Ancora. Ma non molto.

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