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Alimentazione, l’indagine: quasi 7 consumatori su 10 sono flexitariani

Una ricerca Bonduelle condotta da Ipsos in 8 Paesi

Di Redazione |

Roma, 28 mag. Flexitariano, ovvero ‘vegetariano flessibile’, cioè chi vuole ridurre l’assunzione di carne e proteine animali ma senza rinunciarvi del tutto. Non si tratta di una dieta che ha un inizio e una fine piuttosto di una revisione della propria alimentazione che porta a una riduzione graduale delle proteine animali. Una scelta, anche se non sempre consapevole, adottata dal 68% della popolazione di Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Russia, Usa, UK. E’ quanto emerge dai risultati preliminari di una ricerca condotta da Ipsos per Bonduelle Group in questi 8 Paesi su un campione rappresentativo di 12mila persone (1.500 intervistati in ogni Paese), compreso tra i 16 e i 70 anni. Secondo l’indagine, il 20% degli intervistati ha ridotto il consumo di carne ma non si considera flexitariano, contrariamente a chi si ritiene flexitariano consapevole e continuativo (18%) o consapevole ma saltuario (26%). A questi si aggiungono vegani, vegetariani e pescetariani. Solo il 32% non ha intenzione di cambiare le proprie abitudini e di ridurre il consumo di alimenti di origine animale. Nello specifico, per quanto riguarda l’Italia, i flexitariani consapevoli e continuativi (ovvero chi sostiene di adottare un’alimentazione flexitariana tutto l’anno) sono il 12% del totale, il 30% sono flexitariani consapevoli ma saltuari, mentre il 23% dichiara di aver ridotto il consumo di carne. Insieme a vegani, vegetariani e pescetariani, è il 69% dei consumatori italiani ad aver ridotto il consumo di proteine animali. Solo il 31%, infatti, non vuole cambiare la propria alimentazione. Quali sono le motivazioni che guidano questo cambiamento? Certamente influiscono l’inflazione e l’aumento dei prezzi, ma non sono il driver principale. Gli intervistati seguono l’alimentazione flexitariana prevalentemente per prendersi cura di sé in modo preventivo (38%), per perdere peso (16%) o su indicazione del medico (14%). Le ragioni economiche sono citate dal 32%, mentre il 21% è spinto dalla tutela dell’ambiente e dalla diversificazione della propria dieta. In Italia i consumatori scelgono il flexitarianesimo prevalentemente per ragioni etiche e di sostenibilità ambientale, per l’impatto positivo sulla salute e per la pressione generata dalla società, che spinge le persone a cambiare qualcosa nei propri comportamenti. Infine, i prodotti che sostituiscono la proteina animale sono oggi in grado di offrire un’esperienza di gusto piacevole ed esperienziale. Chi desidera diventare flexitariano può sostituire alimenti di origine animale con prodotti simili per aspetto o consistenza, può compensare destrutturando i piatti e scegliendo solo cibi vegetali, e può ri-strutturare la propria alimentazione introducendo nuovi usi per prodotti vegetali: la carne rossa viene sostituita in prevalenza da verdure (57%), da altre proteine animali (48%) e dai legumi (42%).

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