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Anarchici: difensore, ‘pg Torino enfatizza pericolosità, Cospito come ‘Che Guevara’

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Di Redazione |

Roma, 23 feb. ‘’La Procura Generale di Torino (…) per enfatizzare il giudizio di pericolosità del detenuto’’ Alfredo Cospito, ‘’si dilunga in un operazione agiografica, un panegirico sulla figura di Cospito, una evidente operazione di enfatizzazione del detenuto giungendo ad affermare che quest’ultimo “si pone come riferimento e “catalizzatore” di tutta una serie di aggregazioni del mondo anarco-insurrezionalista che a lui guarda come modello ed esempio”; e ancora “che le sue “chiamate” alle armi non solo non vengono ignorate ma si trasformano in una onda d’urto che si dipana non solo nel territorio nazionale ma anche in Paesi esteri, caratterizzati da un crescendo di intensità e di gravità”; ed ancora “se vi fosse bisogno di una dimostrazione rafforzata della sua posizione … basterebbe scorrere l’elenco degli eventi che ho sintetizzato in seguito, per ricavarne la dimostrazione plastica di un “mondo” che si muove su “input” di Cospito ed a suo sostegno”. Insomma, Cospito come Che Guevara degli anni 60 e 70 del Novecento’’. Lo afferma in una nota l’avvocato Flavio Rossi Albertini, difensore di Alfredo Cospito, in vista della camera di consiglio che si terrà domani in Cassazione chiamata ad esprimersi sul ricorso presentato dalla difesa dell’anarchico, in sciopero della fame da 4 mesi, contro il rigetto del reclamo del Tribunale di Sorveglianza sul 41 bis.

‘’Eppure l’antitetico e ridimensionato giudizio sulla figura di Cospito, desunto dalle informative del Ros dei Carabinieri e dalla Direzione Nazionale della Polizia di Prevenzione, era ciò che aveva condotto gli estensori dei tre ulteriori pareri, tutti funzionalmente deputati a conoscere l’attualità delle vicende criminali (il Dap attraverso l’attività dei NIC), a valutare il circuito penitenziario AS2 (Alta Sicurezza, ndr.) idoneo a contenere la pericolosità di Cospito – aggiunge il penalista – E’ ancora la Procura Generale ad enfatizzare l’espressione “il mio corpo è la mia arma” che compare significativamente anche nel rigetto ministeriale. Dalla lettura del medesimo parere emerge inoltre che il reale scopo del 41 bis non è impedire il collegamento del detenuto con una associazione criminale terroristica, ma – prosegue – contenerne il presunto ruolo di “ideologo, di istigatore ed apologeta”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA