12 gennaio 2026 - Aggiornato alle 13:47
×

Architettura, "scuole aperte" a Tirana: prende forma la visione urbanistica di Boeri

Redazione La Sicilia

17 Dicembre 2021, 20:10

Tirana, 17 dic. (Dall’inviata Silvia Mancinelli) - Archiviata la diaspora albanese, con la fine della dittatura durata mezzo secolo, oggi Tirana è una città in fermento che ha fretta di mettersi in pari con i tempi e anzi di crescere, strizzando l’occhio agli italiani considerati fratelli al di là del mare. È all’Italia, di cui hanno imparato la lingua guardando di nascosto dal regime i programmi Rai, che gli albanesi si ispirano per costruire dalle grigie ceneri sovietiche palazzi avveniristici e quartieri a misura d’uomo.

“Durante il processo di progettazione grande attenzione è stata posta nel calibrare la presenza di spazi tradizionali dedicati alla didattica con aree ibride e più adatte a sistemi educativi sperimentali e alle attività di didattica innovativa. Nell’ottica di creare un edificio accessibile, che dialoghi con il contesto urbano circostante, gli spazi che ospitano le funzioni pubbliche, quali per esempio la biblioteca, le palestre, le sale multifunzionali, la mensa, potranno essere aperti alla città e utilizzati dagli abitanti del quartiere nelle ore non scolastiche” aggiunge ’architetto Francesca Cesa Bianchi,partner e project director di Stefano Boeri Architetti. Sono gli architetti milanesi a firmare anche molti dei cantieri sorprendenti che cozzano con palazzine malconce, retaggio di tempi andati.

Tra questi il progetto di social housing che, dove la terra ha tremato uccidendo 51 persone, solo due anni fa, oggi restituisce un tetto a chi aveva baracche soffiate via dal sisma. Giardini sui tetti e piazze pedonali saranno calpestabili già entro la fine del prossimo anno grazie a operai che colano il cemento su una terra che i nati dopo gli anni ‘90 hanno imparato a conoscere diversamente.

“Mentre da ragazzini noi ci vedevamo di nascosto per guardare la televisione italiana e prepararci così a solcare il mare, oggi i giovanissimi si affrettano a imparare l’inglese - racconta Ilir - A parlare di comunismo sono rimasti i più vecchi, come mio padre. Tirana oggi ci promette il futuro, in cambio del traffico che abbiamo imparato a tollerare”.