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Cecchettin: Turetta, ‘ho provato a suicidarmi, mancato coraggio per miei genitori’

Di Redazione |

Milano, 22 giu. Un primo tentativo, poi un secondo. Filippo Turetta ha provato a togliersi la vita dopo aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin. E’ lui stesso a confessarlo nel carcere di Verona, durante l’interrogatorio dello scorso 1 dicembre davanti al pubblico ministero di Venezia Andrea Petroni. Per ore ha ricostruito quanto accaduto l’11 novembre quando, dopo una serata trascorsa in un centro commerciale a Marghera, riaccompagna a casa Giulia ma ne nasce una lite e una duplice aggressione prima nel parcheggio sotto casa a Vigonovo (Padova), poi nella vicina zona industriale di Fossò, fino alla decisione di portare lontano il corpo senza vita della ventiduenne.

“Ho imboccato la strada per Barcis. Mi sono fermato in un punto in cui non c’erano case e sono rimasto un po’ lì. Ho provato anche con un sacchetto a soffocarmi, però anche dopo averlo legato con lo scotch non sono riuscito e l’ho strappato all’ultimo. Allora ho preso lei e sono andato a nasconderla” dice nel verbale il cui contenuto è stato diffuso da ‘Quarto grado’. Solo sette giorni dopo la sagoma inanimata della laureanda in Ingegneria biomedica viene trovata vicino all’omonimo lago, in provincia di Pordenone, distante quasi cento chilometri da casa. Turetta prosegue in solitaria, fino all’arresto del 18 novembre vicino Lipsa, in Germania, dopo una fuga di oltre mille chilometri. “Avevo un pacchetto di patatine in macchina e una scatolina con qualche biscotto. Non ho mai comprato nulla da mangiare. I soldi che avevo li ho spesi per i rifornimenti di benzina. Volevo togliermi la vita con un coltello che avevo comprato, ma non ci sono riuscito. Pensavo che se avessi fumato e bevuto sambuca sarebbe stato più facile suicidarmi, ma invece ho vomitato in macchina” ammette il ventiduenne.

Poi il ripensamento dopo aver guardato online le notizie su di lui. “Ho riacceso il telefono. Cercavo notizie che mi facessero stare abbastanza male da avere il coraggio per suicidarmi, ma ho letto che i miei genitori speravano di trovarmi ancora vivo e ciò ha avuto l’effetto opposto. Mi sono rassegnato a non suicidarmi più e ad essere arrestato” conclude Filippo Turetta.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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