Certificate, che siano a leva o di investimento meglio stare molto attenti quando li si usa
Prodotti quindi non semplicissimi da capire e che invece vengono collocati a risparmiatori spesso ignari delle regole come dei costi sottostanti.
Sono spesso messi a confronto con i CFD (contratti differenziali), ma questi ultimi non solo non sono quotati in borsa (sono infatti cosiddetti derivati OTC, cioè negoziati direttamente con gli intermediari), ma richiedono margini di garanzia e, diversamente dai certificati, possono portare anche a perdite superiori al capitale investito.
CERTIFICATI D’INVESTIMENTO
Vi sono certificati a capitale protetto, certificati a capitale condizionatamente protetto e altri senza alcuna protezione.Ovviamente la protezione pesa sul prezzo dello strumento e incide sul rendimento. Oppure hanno caratteristiche specifiche:i Cash Collect, per esempio, distribuiscono cedole periodiche, ma non tutti lo fanno. Inoltre, ed è questa la caratteristica principale dei certificate, servono a scommettere su una tendenza e, proprio perché sono combinazioni di opzioni, offrono un potenziale guadagno solo se si verificano determinate condizioni al rialzo o al ribasso. Il punto essenziale dell’investimento in certificati è la “barriera”, cioè il livello di prezzo del sottostante a cui scattano i vincoli (negativi o positivi per l’investitore) previsti.
CERTIFICATI A LEVA:PIU’ RISCHIOSI DI QUELLO CHE MOLTI RISPARMIATORI PENSANO
Oltre agli investment certificates, gli investitori possono operare con i leverage certificates o certificati a leva. In questo caso incorporano un effetto moltiplicatore e se la tendenza ipotizzata del sottostante, al rialzo o al ribasso, si verifica, si possono ottenere guadagni aggiuntivi anche importanti. Ma se il certificate va a “sbattere” contro la barriera, anche le perdite possono essere soggetto al famigerato effetto leva. Barriera che può essere ti tipo “europeo” (a scadenza) o “americano” (in qualunque momento di mercato).
Per fare un esempio, se un certificato a leva 5 “long” (che cioè punta su una tendenza rialzista) ha come sottostante un indice e questo sale dell’1%, il certificato si apprezza del 5% mentre lo stesso certificato “short” (che punta sul ribasso) scende del 5%.La difficoltà (cioè il rischio) è quindi quello di stimare correttamente la tendenza sulla base delle numerose condizioni che possono essere inserite nel certificato stesso relativamente alle diverse situazioni di mercato.
PER MOLTI MA NON PER TUTTI
E inoltre non si tratta di prodotti sempre super liquidi o liquidabili e la statistica dice che l’evento barriera non è così improbabile che si verifichi storicamente.
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