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Corruzione: Riesame, ‘Toti si è fatto spiegare il reato da pm ma potrebbe ripeterlo’

Di Redazione |

Milano, 11 lug. Le dichiarazioni rese ai pm di Genova dal governatore Giovanni Toti, ai domiciliari dallo scorso 7 maggio in un’inchiesta per corruzione che ha provocato un terremoto nella politica ligure, sono “infarcite di ‘non ricordo'”, il rivendicato atteggiamento collaborativo appare “tutt’altro che improntato a ‘trasparenza e consapevolezza’” e se nel lungo verbale “rivendica la propria costante dedizione all’interesse pubblico e il suo asservimento soltanto a quest’ultimo” e si ritaglia un ruolo di ‘mediatore’ nelle lotte intestine che riguardano il porto di Genova, Toti “s’è mosso” con Spinelli e Moncada (indagati, ndr) “quasi come l’amministratore di una società privata che concordi con taluni azionisti ‘di riferimento’ le linee strategiche della propria azione gestionale”. E’ il quadro che emerge nel provvedimento de i giudici del tribunale del Riesame che ha confermato la misura cautelare.

Nell’articolato provvedimento di 30 pagine si sottolinea come l’interrogatorio davanti ai pm “non reca il benché minimo spunto ammissivo” e il suo “impegno” ad astenersi da condotte di cui è accusato “suona come una sterile presa d’atto della fondatezza di accuse che pure non si è voluto, nell’esercizio delle proprie prerogative difensive, ammettere nel corso dell’interrogatorio. V’è un’insolubile contraddizione tra la professata ‘consapevolezza’ di Toti e il suo atteggiamento di rivendicazione di aver agito sempre nell’interesse pubblico” scrivono i giudici.

“Se è stato necessario per l’indagato – come questi sembra aver ammesso – ‘farsi spiegare’ dagli inquirenti che è vietato scambiare la promessa o l’accettazione di utilità di qualsiasi tipo con ‘favori’ elargiti nell’esercizio discrezionale della propria funzione pubblica e dei poteri ad essa correlati, continua indubbiamente a sussistere il concreto e attuale pericolo che egli commetta altri fatti di analoga indole nella convinzione di operare legittimamente, anche a prescindere dall’imminente svolgimento di consultazioni elettorali di sorta”. Per il tribunale del Riesame “pare indubbio che persista la peculiare ‘pericolosità’ riferita al rischio che reiteri la consumazione di delitti di analoga indole sulla scorta della medesima personalissima ‘convinzione’ di agire per il bene comune che ha allegato a fondamento delle condotte sottese alla cautela in atto”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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