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Infortuni: De Luca (consulenti lavoro), ‘investire nella cultura della prevenzione con formazione’

Di Redazione |

Roma, 25 giu. (Labitalia) – “Personalmente punto a quota zero morti sul lavoro, però è chiaro che non possiamo pensare di essere un’economia industrializzata senza rischio. Certo, sono molto felice per l’attenzione mediatica e non solo, e anche sindacale, che sto notando in questi ultimi tempi. Devo dire che ho molti anni di professione sulle spalle, vivo questo Paese da tanti e tanti decenni e un’attenzione mediatica così non l’ho mai vista. Bene dunque riflettori accesi sugli infortuni sul lavoro, abbiamo criminali e non datori di lavoro, chi lascia agonizzante una persona, non importa di quale nazionalità, una persona sul ciglio di una strada”. A dirlo ieri il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, intervenendo a SkyTg24 Economia. “Fondamentale – avverte – è l’aspetto della formazione, però è chiaro che nel momento in cui noi andiamo a parlare di formazione, dobbiamo parlare di formazione sana, di formazione vera. Qui entrano le Regioni, entrano in gioco gli enti di formazione. Entra in gioco tutto un mondo che, a volte, dà la formazione in maniera concreta, vera, effettiva, a volte no. Penso che questo sia un tema che certamente dobbiamo affrontare con una parola, cultura della prevenzione. Cioè, per arrivare noi a prevenire i morti sul lavoro, dobbiamo fare in modo che gli attuali lavoratori imprenditori, ma anche le prossime generazioni, pensino che si tratti di un investimento in serenità sociale e non di un costo. Noi, come ordine professionale, andiamo nelle scuole, nelle università, a parlare di cultura, delle regole, della sicurezza per fare prevenzione da questo punto di vista”. Riferendosi al reddito di cittadinanza, De Luca ricorda che “il sussidio, per come era concepito in quella norma, si accoppiava in maniera naturale all’offerta di lavoro nero. Oggi abbiamo un milione e mezzo di posti di lavoro che offre il mercato, ma la maggiori parte, o comunque una parte, saranno non occupati perché manca la formazione. Ecco allora che il tema della formazione è un qualcosa che coniuga tutto. Perché quando noi parliamo di sicurezza diciamo che c’è bisogno di formazione”. “In questo – sottolinea il presidente De Luca – i consulenti ricoprono un ruolo importante. Nel 2014 nasce l’Asse.Co., l’asseverazione rilasciata dai consulenti del lavoro per certificare la regolarità delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro e al tempo stesso promuovere e diffondere la cultura della legalità. Da dieci anni, quindi, noi partecipiamo in maniera assolutamente attiva nel settore della vigilanza, per rendere quanto più virtuoso il mercato del lavoro. Ognuno deve fare la sua parte. C’è chi deve verificare che la formazione viene erogata in azienda, c’è chi la deve erogare, c’è chi deve fare le norme. L’importante è non parlarne soltanto e fare”. “Non voglio far parte – precisa – della schiera di coloro che criminalizzano tutti i datori di lavoro, perché se il nostro Paese ha una buona economia è perché c’è una piccola e media industria che produce, produce bene, ed è quella piccola e media industria che ha assunto 550 mila lavoratori in più rispetto al 2023, di cui il 90% a tempo indeterminato. Poi, certamente, ci sono delle criticità che andrebbero affrontate. Questo non c’è dubbio”. “Però – avverte De Luca – noi abbiamo anche un altro problema: siamo l’unico Paese che contabilizza all’interno dei morti sul lavoro anche i morti in itinere. Non perché non vanno indennizzati, sia ben chiaro, perché fa parte di uno Stato molto serio e molto vicino ai lavoratori, quello di indennizzare chi ha infortuni in itinere, cioè mentre va o torna dal lavoro. Però poi ci confrontiamo con gli altri due Paesi, che sono le altre due economie industrializzate, la Francia e la Germania, scoprendo di avere nel 2023 1.070 morti, la Francia quasi 700, la Germania quasi 500. Ma se noi togliamo i 500 infortuni mortali che sono avvenuti in itinere, scopriamo di essere a metà tra le altre due economie industrializzate”.

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