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Lavoro: in Lombardia più disparità di genere dopo Covid, gap su occupazione e retribuzione

Di Redazione |

Milano, 26 feb. La disparità di genere ha ripreso a crescere: secondo quanto riferisce Regione Lombardia da un’analisi dei dati sull’occupazione femminile sul territorio, il differenziale di genere occupazionale, attenuato durante la pandemia a causa del peggioramento dei tassi di occupazione maschile, è tornato a salire dal 2022. Per tutti i livelli di inquadramento, i valori medi di retribuzione annuale lorda (Ral) delle donne lombarde, pur attestandosi su valori più alti rispetto alla media nazionale, vedono aumentare significativamente il gender gap regionale rispetto al dato nazionale (fonte PolisLombardia da Osservatorio permanente JobPricing).

A lanciare l’allarme è Aldai-Federmanager, in occasione di un evento organizzato dal gruppo Minerva Aldai- Federmanager, dal titolo ‘Certificare la parità di genere – Opportunità per aziende e manager, trend e prospettive partendo dalla uni/pdr 125:2022’, a Milano. Durante il convegno è stato presentato anche un primo bilancio sul recepimento in Italia delle ‘Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere’ che hanno introdotto specifici indicatori-chiave di prestazione a cui le organizzazioni devono attenersi. Ne hanno discusso esperti dal mondo accademico, aziende, università, istituzioni che hanno fornito un quadro dettagliato e aggiornato sulle differenze di genere nel mercato del lavoro.

Le disparità sono a tutti i livelli: la retribuzione delle donne operaie in Lombardia risulta essere inferiore del 10,3% rispetto alla Ral degli uomini lombardi che svolgono la stessa mansione (9,2% in Italia), per le impiegate siamo al 12,5% (10,5% in Italia) e per le donne dirigenti il differenziale retributivo è pari al 7,9% (5,2% in Italia). Inoltre, una donna laureata ha valori medi di Ral inferiori di 10.000 euro a quelli maschili a livello nazionale e la differenza sale a quasi 15.000 euro in Lombardia, con un differenziale tra i generi pari al 28,2%.

“Tematiche come quella che abbiamo messo sul tavolo oggi sono fondamentali -spiega Manuela Biti, presidente di Aldai-Federmanager- dal momento che ci aiutano a riconsiderare l’apporto che la componente femminile della popolazione rivolge allo sviluppo economico e sociale del nostro sistema Paese. Oggi si parla sempre di più di sostenibilità, ma sostenibilità, non significa solo attenzione all’ambiente e transizione ecologica, è un concetto più complesso che si declina anche nella più ampia sostenibilità sociale, di cui la parità di genere è uno dei pilastri. Siamo tristemente consapevoli che esiste ancora una disparità tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Una disparità che si manifesta in termini di opportunità, di carriera, di retribuzione. Una disparità che è ingiusta e dannosa per tutti. Come Aldai-Federmanager stiamo cercando di portare all’attenzione questo tema più che mai attuale”.

Se nessun Paese al mondo ha raggiunto la parità di genere, neppure i più avanzati sul tema (Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia), l’Italia si piazza solo al 79-esimo posto su 146 paesi, ultima in Europa (Global gender gap index. World economic forum 2023). Eppure le donne adulte lombarde con almeno il diploma di istruzione superiore rappresentano il 69,2% della popolazione femminile, contro il 65,7% a livello nazionale, e rispetto al 61,7% della popolazione maschile, e anche il fenomeno dell’abbandono scolastico caratterizza maggiormente la componente maschile rispetto a quella femminile (11,9% vs 7,6%). Se guardiamo alle performance universitarie, sia in termini di regolarità negli studi, sia in termini di voto medio di laurea, sono migliori per le donne (60,2% vs 55,7%; 103,9/110 vs 102,1/110), così come il numero di laureati/e, in crescita da 51.541 a 71.797 unità vede che vede prevalere la componente femminile al 56% (dati 2022).

Venendo al mondo del lavoro, il rapporto si capovolge: il tasso di occupazione in Lombardia (fonte: Istat 2023-Q3) è al 76,8% per gli uomini rispetto 61,5% delle donne con un differenziale del 15,3% (18,7% a livello italiano). E anche nella categoria Neet (senza occupazione né formazione scolastica in corso) è la componente femminile a mostrare le maggiori criticità: 15,7% vs 11,6%. Le disparità sul mercato del lavoro si riflettono, conseguentemente, sul sistema pensionistico. Le pensioni di vecchiaia e anzianità costituiscono oltre l’85% delle pensioni erogate agli uomini, ma solo il 61% delle pensioni erogate alle donne lombarde. E l’importo lordo medio annuo delle pensioni erogate in Lombardia nel 2021, per quel che riguarda le pensioni di anzianità e di vecchiaia, registra un differenziale di genere di quasi 10.000 euro: 24.015,16 euro gli uomini contro 14.378,04 euro le donne.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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