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Milano: avvocati, ‘sgomento su arresti Beccaria, basta retorica delle mele marce’

Di Redazione |

Milano, 22 apr. E’ lo “sgomento” il sentimento espresso dalla Camera penale di Milano dopo l’operazione della procura di Milano, eseguita dalla squadra Mobile e dalla polizia Penitenziaria, che ha portato in carcere 13 agenti del carcere minorile Beccaria accusati, a vario titolo, di maltrattamenti e lesioni aggravate, torture, falso ideologico e un tentativo di violenza sessuale. “Non possiamo non essere colpiti dalle accuse in sé, che restituiscono un quadro di violenza fisica e verbale e di sostanziale omertà, salvo qualche eccezione. Un sentimento di angoscia accresciuto se si considera il luogo in cui i fatti si sarebbero verificati: un’istituzione che dovrebbe garantire non solo l’incolumità di chi vi è ristretto, ma ancor prima percorsi di reale sostegno e reinserimento per soggetti estremamente fragili, per i quali l’esperienza detentiva è un trauma insopportabile”, si legge in una nota.

Gli avvocati ‘bacchettano’ “la retorica delle ‘mele marce'” richiamata in conferenza stampa dalla procuratrice aggiunta Letizia Mannella che ha assolto il ‘sistema sano’. “Non possiamo non rilevare, a prescindere da quello che sarà chiarito nello sviluppo dell’indagine e soprattutto nel processo, che il potere dello Stato, oggi apparso coeso e indignato, è lo stesso potere che finge di non vedere che in molti istituti le condizioni di vita sono semplicemente terrificanti, per condizioni strutturali, per sovraffollamento, per ore di inattività nelle celle chiuse, per mancanza di cure mediche e psicologiche. E che in troppe vicende, ormai, capita di vedere un modo di agire organizzato, una modalità operativa che deve poter contare quanto meno sull’omertà degli altri operatori, coperti da un sistema opaco”.

Per gli avvocato milanesi “occorre intervenire, con urgenza, su quelle condizioni di sovraffollamento, per consentire condizioni di detenzione e di lavoro dignitose, mentre si dovrà seriamente discutere come riformare il sistema della sorveglianza negli istituti penitenziari, attraverso le ‘migliori risorse investite in formazione’; ma anche attraverso la profonda modifica dell’approccio culturale, che non può tollerare l’idea che il mancato rispetto della legalità venga messo in atto da chi indossa una divisa”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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