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L'indagine

Milano-Cortina: ex ad Novari, «Da politica segnalazioni su curriculum ma decidevo io»

Le ipotesi di reato sono corruzione e turbativa d'asta

Di Redazione |

Nessuna corruzione e assunzioni decise senza pressioni. Per nove ore Vincenzo Novari, l’ex amministratore delegato della fondazione Milano Cortina, risponde al fuoco incrociato di domande dei pm meneghini Francesco Cajani e Alessandro Gobbis. Dal primo pomeriggio fino alla tarda serata di ieri, in un ufficio al sesto piano del Palazzo di giustizia, il manager indagato – assistito dagli avvocati Nerio Diodà ed Elena Vedani -, fornisce spiegazioni ai titolari dell’inchiesta sui Giochi invernali del 2026.

Nel mirino degli inquirenti, che procedono per i reati di corruzione e turbativa d’asta, sono tre, in particolare, i contratti “opachi” nel settore dei servizi digitali rispetto ai quali, durante l’interrogatorio, Novari ribadisce “la correttezza”, così come rimarca di non aver favorito l’imprenditore Luca Tomassini (anche lui indagato) e spiega la scelta “esclusivamente professionale” sull’assunzione dell’ex dirigente Massimiliano Zuco e su altri nomi noti su cui si concentrano i sospetti degli inquirenti.

“Nessuno gli ha mai imposto di assumere nessuno, Novari ha dichiarato di aver dato l’incarico di selezionare i numerosissimi curricula”, ‘segnalati’ dalla politica o dagli imprenditori, “ma di aver scelto senza pressioni” spiega il difensore Diodà. I nomi, risuonati ieri sera nella stanza al sesto piano, sono quelli già circolati sulla stampa: tra gli altri ci sono il secondogenito del presidente del Senato, Lorenzo Cochis La Russa, assunto a 25 anni come junior event manager, la nipote dell’ex premier Mario Draghi, Livia, ingaggiata come capo dei contenuti video. E tra le assunzioni ‘sospette’ anche amici di vecchia data. Sul personale “decideva lui, da solo, perché aveva la delega riguardo alle risorse umane” conclude il legale.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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