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**Mattarella: da Gentiloni a Draghi, le quattro crisi di Governo senza sciogliere le Camere** (2)

Di Redazione

Così, quando Matteo Renzi gli presenta le dimissioni il 5 dicembre del 2016 all'indomani della sconfitta nel referendum sulla riforma costituzionale, ad un anno dalla conclusione della legislatura, il Presidente della Repubblica, benché “in alcuni momenti particolari la parola agli elettori costituisca la strada maestra”, ricorda che chiamarli al voto anticipato “è una scelta molto seria”. Questo non può avvenire senza “regole elettorali chiare e adeguate perché gli elettori possano esprimere, con efficacia, la loro volontà e questa trovi realmente applicazione nel Parlamento che si elegge”.

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In quel frangente queste norme mancano, perché “esiste, per la Camera, una legge fortemente maggioritaria e, per il Senato, una legge del tutto proporzionale”. Di qui la necessità di risolvere, “rapidamente, la crisi di governo”, con la conferma della maggioranza di centrosinistra uscente e la promozione a palazzo Chigi del ministro degli Esteri in carica, Paolo Gentiloni, anche per consentire al Parlamento di approvare nuove regole elettorali.

"Con regole contrastanti tra loro chiamare subito gli elettori al voto sarebbe stato, in realtà, poco rispettoso nei loro confronti e contrario all'interesse del Paese. Con alto rischio di ingovernabilità”.

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