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**Pd: pax lettiana resiste, da referendum a legge elettorale segretario tiene tutti**

Di Redazione

Roma, 17 mag. "Enrico è stato bravo, ha accontentato tutti". Un dirigente dem sintetizza così il senso della lunga Direzione Pd di oggi, oltre 5 ore di dibattito. Dal referendum alla legge elettorale, il segretario ha sminato nodi e possibili tensioni. Con un 'assist' da Dario Franceschini, che è intervenuto in prima persona e tra i primi, per mettere agli atti la condivisione della linea Letta. Sulla giustizia il segretario ha confermato la posizione dem - ovvero 5 no ai quesiti - ma nel rispetto delle scelte dei singoli. Il Pd, ha detto, "non è una caserma". Andando così incontro a quanti, da Andrea Marcucci a Stefano Ceccanti e Giorgio Gori, hanno già annunciato alcuni Sì ai referendum.

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E poi la spinta sulla riforma della legge elettorale che "è fondamentale" cambiare. Una sottolineatura molto apprezzata da un platea che ha visto, qualche settimana fa, tutti i big Pd (Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Andrea Orlando, Nicola Zingaretti) riuniti ad un seminario alla Camera per spingere la causa del proporzionale. "Nella Direzione di febbraio Letta era stato molto più evasivo -dice un 'proporzionalista' dem della prima ora- stavolta invece i toni sono stati diversi. La parte più politica della relazione è stata proprio questa".

Anche l'ala 'pacifista' ritrova un maggiore agio nella nuova fase su cui si muovono governo e Ue con la ricerca, ora possibile, di un negoziato. "Oggi ci sono le condizioni per una pace vera grazie alle scelte difficili dei mesi scorsi", ha rimarcato il segretario. Sul capitolo alleanze nessun intervento critico sui 5 Stelle. La pattuglia dei 'mugugnanti' sarebbe crescente sia per la linea Conte sulla questione Ucraina sia per certe uscite dal leader M5S. "Non abbiamo sottoscritto alcun documento che ci vincola in un'alleanza con il Pd", le parole di Conte. Ma la questione non è stata affrontata pubblicamente. Anche per l'imminenza del voto amministrativo dove i pentastellati sostengono quasi ovunque i candidati a sindaco del Pd.

Da parte sua, Letta ha girato la questione alleanze su una prospettiva 'pragmatica' per così dire rivolgendosi sia alla platea della Direzione che ai possibili alleati e il senso è che divisi, si perde. E avverte: "Io sono convinto che il centrodestra sarà unito" alle politiche. "Non fatevi illusioni", sottolinea Letta proprio nel giorno del vertice, lungamente atteso, ad Arcore, in cui Berlusconi, Salvini e Meloni hanno comunque dato il segno di un disgelo nei rapporti. "Costruire una coalizione unita e forte è l'unico modo per competere" a prescindere, dice, da quale sarà la legge con cui si andrà a votare.

Franceschini è tornato sul punto nel suo intervento, insistendo sulla necessità di una riforma elettorale e slegandola dal nodo alleanze, sulla linea d'onda del segretario. "L'alleanza con il M5S non è una condanna o un obbligo di questa legge elettorale con i collegi uninominali: è una scelta strategica che per allargare l'area riformista che prescinde dalla legge con cui si voterà". Il ministro ha poi ringraziato Letta ''per aver saputo tenere unito il partito in questo anno e trasmesso al paese l'idea del Pd come perno della stabilità''.

Nella replica poi Letta ha voluto aggiungere un altro tassello al tema legge elettorale mettendo in chiaro che se ci sarà una riforma non sarà per un 'inciucio' che porti il Pd comunque al governo. "Noi nella prossima legislatura andremo al governo solamente se vinciamo le elezioni. Se gli italiani voteranno per gli altri, si terranno Salvini e Meloni per tutta la legislatura. Farò un patto chiaro con tutti gli italiani". E il messaggio di Letta è chiaro anche sul governo che blinda fino a fine legislatura. Bisogna "dare modo al governo del quale convintamente facciamo parte di svolgere fino in fondo la sua missione a favore del Paese".

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