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**Quirinale: la corsa al Colle, dall'intesa su De Nicola alla rottura del Patto del Nazareno**

Di Redazione

Roma, 28 nov. Eterni candidati destinati a rimanere tali; personalità entrate da papa in conclave e uscite da cardinale; leader politici acclamati di primo mattino e impallinati poche ore dopo dai franchi tiratori nel segreto dell'urna; outsider eletti quando situazioni drammatiche impongono di superare lo stallo che si protrae da giorni. L'elezione del Presidente della Repubblica è un romanzo che ancora non ha conosciuto la parola fine, visto che ogni sette anni (a volte anche prima in caso di dimissioni del Capo dello Stato in carica) si arricchisce di capitoli nuovi ed inediti. Basti pensare alla recente rielezione di Giorgio Napolitano, nel 2013, finora l'unica nella storia repubblicana.

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Il racconto ha inizio all'indomani dell'insediamento dell'Assemblea costituente con l'elezione del Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, indicato da Palmiro Togliatti e accettato da Alcide De Gasperi, Pietro Nenni e Giuseppe Saragat; e al momento ha termine con l'individuazione nel 2015 dell'attuale inquilino del Colle, Sergio Mattarella, che portò alla rottura del patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Una narrazione che restituisce il contesto storico-politico nel quale matura il succedersi delle figure chiamate a ricoprire la più alta carica istituzionale e le modalità attraverso le quali nel corso dei decenni vengono concretamente interpretate ed esercitate le prerogative presidenziali, determinando inevitabili riflessi sulla dialettica con gli altri poteri statuali e sulle scelte delle forze politiche.

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