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**Quirinale: la corsa al Colle, dall'intesa su De Nicola alla rottura del Patto del Nazareno** (16)

Di Redazione

Dopo la vittoria del centrosinistra versione Unione, anche se di stretta misura, alle elezioni del 9 aprile del 2006, il centrodestra ancora una volta non è in grado di esprimere una sua candidatura e può soltanto sperare che al Quirinale salga un Presidente non ostile o magari, come accaduto con Ciampi, eletto anche con i suoi voti. Difficile che possa essere Giuliano Amato, visto che dopo la mancata elezione alla presidenza della Camera, Massimo D'Alema punta dritto al Colle.

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Una corsa a ostacoli per il presidente dei Ds, inviso al centrodestra ma che trova avversari anche all'interno dell'Unione, in primis Romano Prodi e Francesco Rutelli. Né il quadro sembra mutare dopo l'endorsement del “Foglio” di Giuliano Ferrara, che il 5 maggio titola ‘O D'Alema, o moriamo di pizzichi', e l'intervista del giorno dopo sullo stesso quotidiano al segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino, che ipotizza un'elezione anche con i voti del centrodestra, offrendo ampie garanzie a partire dai temi della giustizia.

I Ds tuttavia non possono accettare una conventio ad excludendum nei confronti di loro esponenti ed ecco scoccare anche l'ora del primo ex comunista al Quirinale: Giorgio Napolitano, eletto il 10 maggio al quarto scrutinio con 543 voti su 1009 componenti, 1000 presenti e 990 votanti. Le 347 schede bianche del centrodestra, ad eccezione dei 42 voti andati a Umberto Bossi, testimoniano comunque un'apertura di credito nei confronti del neo eletto.

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