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**Quirinale: la corsa al Colle, dall'intesa su De Nicola alla rottura del Patto del Nazareno** (7)

Di Redazione

Nonostante nei primi tre scrutini Segni non vada oltre i 341 voti, la sua candidatura continua ad essere pienamente sostenuta dai dorotei, ma osteggiata dalle correnti di sinistra, tanto che Moro ritiene che per sbloccare la situazione occorra un impegno esplicito del designato a favore del nascente centro-sinistra. Nel frattempo si mobilita a caccia di voti quella che sarà battezzata la ‘Brigata Sassari', guidata da Flaminio Piccoli, Adolfo Sarti e Francesco Cossiga. Contemporaneamente Saragat non intende abbandonare il campo, a meno che non lo faccia anche Segni, per poi arrivare ad un nuovo nome frutto di un accordo di tutta la maggioranza di governo, ipotesi condivisa anche da Nenni.

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Quando all'ottavo scrutinio Segni arriva a soli 4 voti dai 428 del quorum richiesto, la Dc si convince a tirare dritto sul suo nome, tra mille tensioni causate durante la votazione successiva dalla comparsa di una scheda precompilata. Togliatti chiede al presidente della Camera, Giovanni Leone, di rinviare la seduta di 24 ore, che potrebbero risultare decisive per far maturare una nuova candidatura. Quella dello stesso Leone, che potrebbe avere i voti comunisti se accetterà la loro richiesta. “Vi ringrazio, ma così userei i miei poteri per un interesse personale, non posso”, risponde declinando l'offerta, prima di disporre uno slittamento soltanto di due ore.

Nel frattempo, dopo un incontro con Segni, Fanfani ha deciso di orientare a suo favore il proprio pacchetto di voti. L'elezione arriva il 6 maggio del 1962, con 443 voti su 854 aventi diritto e 842 votanti, espressi da Dc, Pli, Msi e Monarchici. Saragat ne ottiene 334, 51 le schede bianche, una nulla e 13 voti dispersi.

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