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**Cultura: rapporto Symbola e Unioncamere, nel 2020 valore a 84,6 mld nonostante pandemia** (3)

Di Redazione

Nonostante l'impatto della crisi, spiega la ricerca, alcuni comparti culturali e creativi hanno comunque mostrato segnali di tenuta generale. In particolare, le attività di videogiochi e software, pur registrando una leggera riduzione degli occupati (-0,9%), hanno aumentato la ricchezza prodotta del 4,2%, anche per via della spinta al digitale e 'all'home entertainment' che i vari lockdown succedutesi hanno prodotto. Al contrario, una crisi generalizzata sembra aver interessato le attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico e le performing arts, come noto duramente colpite dalle misure restrittive e di contenimento. Il comparto del Patrimonio storico e artistico ha registrato una contrazione del 19,0% relativamente alla ricchezza prodotta e dell'11,2% in termini occupazionali; peggio ancora per le performing arts, rispettivamente scese del 26,3% e del 11,9%.

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Nonostante il difficile anno trascorso, la filiera culturale e creativa si conferma comunque centrale all'interno delle specializzazioni produttive nazionali, grazie a 84,6 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti e poco meno di 1,5 milioni di persone occupate; valori che, rispettivamente, incidono per il 5,7% e 5,9% di quanto complessivamente espresso dall'intera economia italiana e una capacità moltiplicativa pari a 1,8 (per un euro prodotto se ne generano 1,8 nel resto dell'economia) che sale a 2,0 per il patrimonio storico e artistico e a 2,2 per le industrie creative.

Tra gli altri dati rilevanti messi in evidenza dalla ricerca emerge sia in termini di valore aggiunto sia di occupazione una chiara differenziazione tra il Nord Italia e il Mezzogiorno, con quest'ultimo capace di assorbire appena il 15,5% del valore aggiunto nazionale della filiera e il 19,5% relativamente all'occupazione.

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