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**G20: mano, pugno, inchino, il dilemma del saluto tra i leader** (2)

Di Redazione

Con qualche esitazione si è presentato invece Erdogan, forse memore della recente polemica a distanza con Draghi dopo le sue parole sulla Turchia: il presidente turco ha prima ha appoggiato la mano sul cuore e solo in un secondo momento si è lanciato in una stretta di mano.

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Ma il saluto, e il linguaggio del corpo, non è solo forma. Resta infatti fondamentale in tutti i vertici internazionali. In particolare in questo G20 che ha visto di nuovo i Grandi insieme dopo il Covid, tutti pronti a cogliere ogni preziosa occasione per scambiare impressioni con i colleghi al di là del rigido protocollo del vertice. Così il tema saluto si è riproposto per le varie sessioni di lavoro del summit. Ne sa qualcosa la Merkel, che per salutare la regina Maxima di Olanda e fare due chiacchiere in una pausa ha scelto di rinunciare alla mascherina, mantenendo però il saluto con il pugno in luogo di un ravvicinato abbraccio o stretta di mano.

E ne sa qualcosa anche Boris Johnson, che con Draghi ha animato un simpatico siparietto proprio alla ripresa della sessione pomeridiana: il premier britannico, avvicinato il presidente del Consiglio per un faccia a faccia informale, ha prima tentato di salutarlo con una stretta di mano, tentativo fallito. Poi ha cercato le nocche del premier, invano. E alla fine ha optato per un amichevole pugno sulla spalla di Draghi.

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